Criteri di trascrizione impiegati nella musica e nei testi
La trascrizione dei testi
Tutti gli emendamenti apportati sono indirizzati a ottenere la
maggior chiarezza possibile nella lettura del testo originale, pur
senza cambiarne il senso. Resta chiaro che la nostra non è e non
vuol essere una trascrizione diplomatica, oggi resa praticamente
inutile dalla vasta reperibilità di versioni in facsimile delle
fonti originali.
Nei titoli delle opere, sia nella versione diplomatica sia nella
versione abbreviata, si è lasciata l’ortografia inalterata.
Nella trascrizione dei testi, si sono uniformati alle
moderne consuetudini l’ortografia, l’uso delle maiuscole e della
punteggiatura e si è cercato di normalizzare la sintassi senza
modificare il senso delle parole originali. In particolare:
Si sono raddoppiate le consonanti, o viceversa, quando ritenuto
necessario: «contrapunto» →
«contrappunto»; «commodo» →
«comodo».
«Tio» → «zio»; eliminazione delle
h; «et» → «e» o «ed»;
normalizzazione delle maiuscole.
Gli articoli e i pronomi sono stati normalizzati: «i
studenti» → «gli studenti»;
«un’ottavo» → «un ottavo»; «li
piace» → «gli piace».
«Però» → «perciò»,
quando ne assume il significato.
Si è normalizzata la grafia delle preposizioni,
congiunzioni e avverbi: «se bene» →
«sebbene»; «tal hora» →
«talora»; «adunque» →
«dunque».
Si sono normalizzate, nei limiti del possibile, le coniugazioni
dei verbi:«venghi» → «venga»;
«furno» → «furono».
Si sono normalizzate le concordanze: «Si è notato
queste parole» → «Si sono notate queste
parole».
Si è normalizzato l’impiego degli apostrofi, soprattutto
eliminando quelli non ritenuti eufonici: «grand’ingiustizia
→ grande ingiustizia», «de’ buoni → dei
buoni».
Si sono aggiunte, quando ritenuto opportuno, le vocali conclusive
agli infiniti: «accomodar» →
«accomodare».
Si sono normalizzati, nei limiti del possibile, i generi di
alcune parole che possono creare ambiguità: «il
fine» → «la fine».
I nomi delle note musicali sono trascritti con la maiuscola
quando riferiti al nome assoluto moderno, soprattutto se corredato con
un numero in pedice indicante l’ottava (Do3 = Do centrale); in tutti
gli altri casi questi termini seguiranno le consuete regole dei nomi
comuni.
Le indicazioni originali «B molle, B n, s», ecc. sono
sempre state rese con i moderni bemolle, bequadro, diesis.
Si è scelto, per chiarezza, di conservare la maiuscola in
alcune parole chiave: «Mano» [guidoniana], «Canto
fermo», «Soprano» e in genere nei titoli di cortesia
attribuiti ai dedicatari.