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Si scorge in questa fuga un obbligo curioso sopra il Canto fermo variabile fatto dalla parte acuta, le cui variazioni sono queste:
| 1. La prima volta canta come sta. | ||
| 2. La seconda volta canta una nota sì e una no con aspettare quattro pause e comincia a modulare dalla prima nota della prima casella. | ||
| 3. La terza volta si numerano quattro pause e si lasciano quelle due note che sono segnate con la †, cioè seconda e terza nota, e poi si canta come sta. | ||
| 4. La quarta volta canta come sta con aspettare tre pause, avvertendo però che non deve cantare quelle quattro ultime note dove sono segnate le quattro †††† verso la fine. |
Risoluzione per la seconda volta.

Per la terza volta.
Si seguita fino alla fine.
Per la quarta volta.

Si deve avvertire che le altre due parti, cioè Tenore e Basso non si muovono mai, e in questo consiste la curiosità. Oltre l’essere obbligata, la cantilena è di buona armonia, cosa di qualche considerazione. Si sono notate sotto le parole del Canto fermo queste parole «sì», «no», acciò con più facilità si possa cantare nelle sue repliche o variazioni notate di sopra.
Per dare un poco di lume come si devono comporre simili artifici, bisogna formare prima la variazione che fa il Canto fermo e poi sopra dette parti variabili si tessono le altre parti della cantilena, con aver riguardo alla buona armonia, che con lo studio si fa ogni cosa. S’avverte che sta in arbitrio del compositore di far modulare il Canto fermo con quale parte gli parrà.
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