Terzo libro – [Documenti:] |
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Anticamente si rendeva degno di grandissimo biasimo chi non era versato nella musica. Temistocle, perché rifiutò in certa ricreazione la lira, fu stimato ignorante. Se nei secoli andati questa scienza era in tanta stima, che se ne deve giudicare oggi? Poiché l’arte, fabbricando sopra gli insegnamenti della natura, ha ridotto la musica a una perfezione che non vi è potere che non soggiochi né impossibilità che non superi.
Non si può circoscrivere quel valore dove quasi a gara la Natura e l’Arte hanno impiegato ogni sforzo. Finalmente chi vorrà contendere i pregi alla Musica, che è scienza e compagna della Filosofia? «Musica est scientia, et socia Pholosophiae»: Platone e Aristotele sono di parere che l’uomo civile, cioè politico, in conto alcuno non deve essere senza musica. Anzi Platone esorta doversi imparare la musica nell’età più tenera:
Non ne princeps, et primaria illa musica educatio, quae in modolorum concentumque rationibus versatur, efficacissime in ipsa animae interiora influit, et venustate quadam animum vehementissimum tangit, eumque adeo venustatis decore afficit, si in ea acurate elaboret, et a teneris annis istituatur.
Sapevano benissimo questi grandi filosofi quanto la musica sia sufficiente a indurre in noi un nuovo abito e un costume tale che ne guida e conduce alla virtù con rendere l’animo più capace di felicità.
Dagli antichi fu dipinto Amore con l’arco e la faretra a piedi, e con la lira in mano per dimostrare il dominio che tieme la musica sopra gli affetti umani.
I gentili solevano figurare i loro dei con musici strumenti nelle mani: non che questi sonassero e cantassero, ma per denotare quanto godevano dell’armonia. Sentimento di Plutarco:
Prisci musica instrumenta in manus deorum imaginibus posuerunt, non sane quod eos lyra, aut cithara ludere putarent; sed quod nullum deo opus convenientius esse indicaverat, quam consonantiam, et harmoniam.
Non per altro si dipingono gli angeli con cetere e violini in atto di formare musici concerti, se non per sollevare gli animi dei cristiani alla contemplazione di quella musica celeste che godono le anime beate in paradiso; e perciò i demoni aborriscono l’armonia e il concento, mentre, ostinati nel male, odiano la concordia e la melodia. Queste tigri infernali non tralasciano stratagemmi per renderci in tutto dissonanti: ci pongono intorno alle orecchie i rumori del mondo, gli allettamenti dei sensuali piaceri in guisa tale che le minacce tonanti della divina giustizia e i latrati della propria coscienza appena ci possono muovere. Non di meno il demonio, che si burla di tutte le armi del mondo, viene fugato e superato dall’armonia bellissima; sentenza di S. Tommaso di Villanuova, arcivescovo di Valenza, rapportata nel trattato de Can. Ecc. dalla penna eruditissima dell’eminentissimo Bona:
Musica fugatur Diabolus, et qui iuxta sententiam Iob sagittas reputat quali paleas et lapides fundae velut stipulas spernit, devidet etiam vibrantem hastam, et durissimos malleos pro nihilo pendit, ad cithara sonitum treme factas recedit, et quem nulla vis superat, superat harmonia.
Se tanta forza e virtù si trova nella musica, ciascuno che professa questa bella scienza primieramente deve procurare di rendere una buona armonia, mantenendo unite e armoniche le corde, proprie passioni, con ricordarsi che Diogene si rideva e scherniva quei musici che avevano le cetre ben accordate, ma altrettanto discordi e dissonanti erano i loro costumi. Secondariamente, deve porre ogni suo studio di tessere in modo i suoi componimenti che da questi ne risulti una vaga e dolce armonia, la quale, benché riceva l’essere dalle note armonicamente poste tra di loro, e dai transiti da un intervallo all’altro ben considerato dal detto compositore di musica, non di meno, se questa non viene aiutata e animata dalle legature, certo è che a poco a poco le mancherà lo spirito e languente si morirà. Adunque, per dar vivacità e brio a questa nobilissima donzella della musica, ognuno deve procurare l’intelligenza tanto necessaria delle legature quali oggi sono usate dai moderni, diversamente da quello che già furono considerate dagli antichi. Le dissonanze sono per loro natura aspre e dure, le quali poi poste con i debiti modi, fanno un ottimo effetto nelle cantilene. Onde dico assolutamente che se i pratici armonici non avessero inventato il modo di adoperare le dissonanze, sarebbe la scienza della musica insensibile, per non dire infelice, poiché per le cadenze sono mirabili, e per esprimere le orazioni meste e dogliose sono ottime. Le legature sono il condimento e l’anima delle composizioni armoniche: con queste abbiamo le cadenze, quali sono di grandissimo gusto al senso, essendo il periodo dell’orazione. Il nome di legatura, a mio giudizio, altro non significa che vincolo che lega di maniera tale il senso dell’udito che non gli resta più che desiderare. La mia penna, che rade il suolo, non so se potrà sollevarsi tanto che basti per abbozzare in qualche parte una materia così difficile. Sia come si voglia, con la scorta di eccellentissimi autori, e fra gli altri del mio sempre sospirato Sacchi, mi accingo a quest’impresa principiando dalle regole generali e più comuni.
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