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Berardi, Documenti armonici Cerreto, Dialogo harmonico
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Illustrissimo signore

Signore e padron colendissimo [conte Ranuccio Marsciani]

A piramide più nobile non potevano appoggiarsi i miei Documenti armonici che a un cavaliere che in tutte le sue operazioni si fa conoscere al mondo adorno di quelle parti che, nate col patrimonio delle più regie virtù, non respirano in altri elementi che in quelli della più sublime grandezza. Se con un benigno sguardo Vostra Signoria Illustrissima si compiacerà di felicitare questa mia fatica, darà merito alla stessa imperfezione, e assicurerà i rossori a quelle debolezze che confidano nella benignità dell’animo suo. Mi stimola l’ossequio di seguitare l’antico costume di chi dedica celebrando la nobiltà della sua nascita; ma la mia penna, che non ha volo per il cielo della gloria, non ardisce innalzarsi cotanto. Le cose grandi si devono magnificare col silenzio, in quella maniera che i gimnosofisti veneravano il sole col detto della bocca. Le eroiche virtù e rare prerogative con le quali Vostra Signoria Illustrissima soavemente incatena i cuori, la fanno risplendere sopra tutti gli altri e l’accertano per degno discendente di quel famoso Cadolo <nota>, che nei secoli andati possedeva nobili feudi in Toscana vicino alle mura di Fiorenza, nel territorio di Lucca e nelle Maremme di Siena, traendo la sua origine dai longobardi, essendo derivato da un medesimo stipite gli Aldobrandeschi, già conti di Soana e di Santa Fiora, come anche i conti Alberti patroni di Prato e signori di più castelli in Toscana. Della stirpe di Vostra Signoria Illustrissima sono stati quegli eroi che con il loro valore, non solo nuove investiture, ma amorevolezza dell’aquila con i tre gigli d’oro, come oggi si vede nella sua arma. Non parlo poi dei guerrieri illustri che hanno contati più giorni di glorie che di vita mentre le repubbliche e i principi più grandi gli hanno affidati i bastoni generalizi, maneggiati con terrore dei nemici, accrescendo l’ubbiedenza alle leggi e la sicurezza ai diademi, poiché nella moltitudine di questi possono ordinarsi a truppe nella sua famiglia, le di cui spade coronate di allori si rimirano per i principali sacrari che tenga il tempio di Marte. Gloria e splendore della sua casa sono i signori conti Ludovico e Bulgaro, fratelli di Vostra Signoria Illustrissima; l’uno applicato alla corte di gran principe e l’altro alle armi sotto i felici progressi dell’aquila imperiale si fanno ammirare per degni figli di quel gran conte Lorenzo, che nelle lettere e nelle armi meritò i pregi dati ai due gran numi dell’eloquenza, Demostene e Cicerone del «nihil minus» e del «nihil addi posse» <nota>. Tralascio le contee e i castelli, che per rendersi più illustri si sono gloriati di portare dei Marsciani il nome. Ma, se volessi in poche righe epilogare le grandezze di Vostra Signoria Illustrissima e della sua casa, mostrerei più temerarietà che osservanza. Non trapassando la mia devozione il suo debito, e io riconoscendo me stesso mi glorierò che il mondo conosca che sono e sarò eternamente

Di Vostra Signoria Illustrissima

Umilissimo, devotissimo e obbligatissimo servitore
Angelo Berardi