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a cura di Gabriella Rea
Questa pubblicazione è l'adattamento della tesi di laurea in Paleografia Musicale sostenuta nell'anno accademico 2004/2005 presso l'Università Degli Studi di Roma «Tor Vergata» – Facoltà di Lettere e Filosofia – Corso di Laurea in Storia, Scienze e Tecniche della Musica e dello Spettacolo (S.S.T.M.S.) – Indirizzo Musicale. Relatore: Andrea Bornstein.
Indice
4. La creazione del materiale multimediale
4.2. Trasformazione delle trascrizioni in file musicali
4.3. Impaginazione dei singoli file musicali in un unico volume in formato PDF
4.4. Creazione delle pagine web relative alla stampa in oggetto
4.5. Caricamento sul server remoto di tutti i file necessari
Il punto di partenza di questa tesi è stato il saggio di Andrea Bornstein, Two-Part Italian Didactic Music: Printed Collections of the Renaissance and Baroque (1521-1744), coronamento della collana dedicata alle raccolte di duo pubblicate in Italia: «Duo. Collana di musiche a due voci». Questo lavoro consta di tre volumi ed è stato pubblicato nel 2004 dalle Ut Orpheus Edizioni di Bologna. In seguito a questa pubblicazione, Bornstein ha aperto un sito web – www.bicinium.info – che prosegue in formato multimediale la ricerca sul duo rinascimentale e barocco, estendendola alle raccolte di bicinia non italiani.
I vari aspetti del sito – dei quali parleremo in dettaglio in seguito – comprendono anche la presentazione di raccolte di duo in PDF immediatamente scaricabili e fruibili da parte dei navigatori di internet. La mia tesi si inserisce proprio in quest’ambito, presentando la pubblicazione integrale della trascrizione in notazione moderna della raccolta di Eustachio Romano, Musica duorum (Roma 1521), che sarà inserita in seguito nell’opportuna sede sul sito bicinium.info.
Nel corso di Rinascimento e del Barocco, il duo – la composizione musicale destinata a due esecutori – ebbe un ruolo fondamentale nella didattica.
L’impiego del duo in ambito didattico è descritto in alcuni manuali del tardo Rinascimento, come per esempio la Scala di musica molto necessaria per principianti di Orazio Scaletta, della quale la prima edizione conosciuta è datata 1595, e che fu ristampata in tutta Italia almeno fino al 1698.1 Purtroppo non abbiamo molte testimonianze sull’impiego didattico del duo in trattati del primo Rinascimento, ma gli appunti contenuti in alcune delle stampe antiche a noi giunte – e tra queste anche quella di Romano, oggetto della nostra tesi – e in altri documenti di quel periodo costituiscono sicuramente una prova di come la prassi didattica e la struttura compositiva del duo si mantenne coerente per un lungo periodo di tempo, almeno dai primi anni del XVI secolo fino agli inizi del XVII.2
L’enorme importanza del duo didattico è dimostrata anche dalla copiosa produzione nell’arco di circa due secoli: le raccolte italiane esclusivamente dedicate ad esso giunte fino a noi sono più di sessanta, senza contare le ristampe.3 Inoltre la più famosa di queste, Bernardino Lupacchino e Gioan Maria Tasso, Il primo libro a due voci […] Aggiontovi ancora alcuni canti a due voci de diversi autori (Antonio Gardane, Venezia 1559),4 è stato il libro di musica più pubblicato in assoluto nella sua versione originale; infatti venne ininterrottamente ristampato almeno fino al 1701.
Un tale successo in ambito didattico è riconducibile, in primo luogo, alla completezza formale del duo che, seppur destinato a due soli esecutori non accompagnati, costituiva un perfetto esempio di polifonia in miniatura. Infatti, proprio a causa del suo essere ‘nudo’, il duo non poteva che essere composto rispettando minuziosamente le regole del contrappunto: anche la più piccola imperfezione risulterebbe immediatamente evidente.
L’impiego del duo iniziava presto nell’iter didattico. L’allievo, dopo aver appreso le prime nozioni musicali (pentagramma, chiavi, Mano Guidoniana, valori musicali), iniziava a cantare – generalmente la voce superiore di un duo – mentre al maestro era affidata l’altra linea melodica. Nell’esecuzione erano impiegati i cosiddetti «tre modi di cantare»:5 la solmisazione (ovvero cantare le note impiegando le sei sillabe guidoniane Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La); la vocalizzazione (cantare impiegando sillabe casuali); e infine si cantavano le parole, sia quelle previste dall’autore del duo (quando c’erano), sia altre scelte di volta in volta. Il ‘secondo modo di cantare’ veniva anche identificato con la pratica strumentale, della quale il duo poteva dunque essere oggetto di esercizio, comunque subordinato alla pratica vocale.
Dunque, sia nell’esecuzione che nell’insegnamento della composizione, il maestro poteva trovare nel duo un punto di partenza valido per spiegare ogni sorta di difficoltà al suo allievo: era utile per insegnare all’allievo le basi teoriche e la solmisazione, per fornirgli materiale per l’esercitazione vocale e strumentale, e, a un livello più alto, per l’apprendimento della teoria modale e della composizione.6
La Musica di Eustachio Romano è una raccolta di 45 duo stampata a Roma dall’editore Giovanni Giacomo Pasotti nel 1521.
Purtroppo dell’autore si hanno ben poche notizie: nel colophon di questa raccolta egli è chiamato «Eustachius de Macionibus Romanus», perciò presumibilmente il suo cognome era Macione o Maccione. La maggior parte delle fonti lo definisce «Romano», probabilmente per distinguerlo da Eustachius de Monte Regali Gallus, il quale operò a Roma nello stesso periodo. Le uniche composizioni giunte fino a noi sono i quarantacinque duo che costituiscono la raccolta di cui ci occuperemo, e otto o forse nove frottole contenute nelle antologie Frottole libro undecimo e Canzoni sonetti strambotti et frottole libro quarto, pubblicate tra il 1514 e il 1521.7 La Musica di Eustachio Romano è la più antica raccolta interamente dedicata al duo giunta fino a noi. Il suo unicum è conservato a Vienna all’Österreichische Nationalbibliothek – Musik Sammlung.
La stampa è costituita dal frontespizio, dalla tavola, dalla dedica; seguono i 45 duo, e infine il colophon,8 che consiste di tre paragrafi nei quali sono indicati rispettivamente l’autore e il titolo della raccolta, il registro e infine l’editore:

Nel frontespizio compare semplicemente la scritta «Musica di Eustachio / Romano. / Liber primus.»:

La raccolta è dedicata a Giovanni Maria de’ Ciocchi del Monte, eletto Papa quasi trent’anni dopo, nel 1550, col nome di Giulio III:9 questa dedica costituisce l’unico documento non musicale conosciuto di Eustachio Romano:
Reverendissimo domino Iovani Marie de Monte, Pontifici Sipontino ac / Papiensi, Eustachius de Macionibus Romanus Salutem. / Extorsit, Presul Amplissime, importuna amicorum quorundam efflagitacio ut celerius quam putarim nugas / has meas dederim imprimendas: propterea contra malignorum audaciam te eis patronum constitui: nam / ad dicendi vim egregiamque iuris utriusque scientiam musices quoque non vulgare studium addidisti; itaque modulatiunculas / has tibi ideo dicavi ut gravioribus studiis quandoque fatigatus ad haec leviora recurras animumque / in eis quo vehementior ad ipsa tua redeat succisivis temporibus relaxes, imitatus Pythagoricos / quibus peculiare fuit modulis quotidie animos excitare atque componere. Laeta igitur ut soles fronte / accipe ac fove haec Eustachii tui munuscula et primitias quae si acri tuo iudicio probatum se iri / cognorint intrepide prodibunt mihique insuper animum feceris ad alios atque alios quos iam paratos / habeo labores propediem aedendos. Vale.
Nella pagina immediatamente seguente il frontespizio, c’è la tavola dei contenuti, in cui compare l’elenco in ordine alfabetico dei duo, indicati con i nomi delle voci e la relativa collocazione all’interno della raccolta.
La stampa adotta l’impaginazione a ‘libro corale’ – voce acuta stampata a sinistra e grave a destra, tranne nei duo nn. 5 e 35 in cui la voce inferiore è sulla facciata sinistra – che permette agli esecutori di leggere le due voci dalla stessa copia. Questo tipo di impaginazione, impiegato dal Petrucci e da altri stampatori musicali del primo Cinquecento, non sarà mai più utilizzata per nessuna altra raccolta di duo italiana.10
Ogni duo della raccolta di E. Romano è indicato con una lettera dell’alfabeto latino classico posta all’inizio del pentagramma di entrambe le voci: prima la successione delle minuscole, poi delle maiuscole.11 Essendo l’alfabeto latino costituito da 23 lettere e dovendo elencare 45 brani, non dovrebbe esserci stato alcun problema nella numerazione progressiva, purtuttavia le lettere ‘a’ e ‘b’ sembrano essere state dimenticate in testa al primo e al secondo duo – poi la successione continua in modo coerente con la ‘c’ assegnata al terzo duo, ma solo nella voce inferiore – inoltre la ‘L’ è stata ripetuta due volte (duo 34 e 35).
La segnatura è stampata molto chiaramente in basso a destra sulle pagine che la riportano.
All’inizio del libro, nel pezzo di pentagramma rimasto vuoto sotto il primo duo in entrambe le voci, compare manoscritto un duo con testo apparentemente inedito a stampa, recante il testo «Herodis hostis impie, / Christum venire, quid times? / Non arripit mortalia, / Qui regna dat caelestia».
Il libro è fitto di annotazioni manoscritte: a volte sono correzioni apportate alla musica, che possono riguardare l’altezza delle note, modificata cancellando la nota errata e riscrivendola alla giusta altezza o mediante la tipica grafia dell’epoca,12 la durata di note e di pause, il cambiamento di chiave o le alterazioni; altre volte sono appunti utili alla corretta esecuzione del brano o indicazioni riguardanti la natura del duo. Queste ultime necessitano di spiegazioni più approfondite, sia per il loro contenuto, sia in relazione alla mano che le ha scritte. Sembrerebbero infatti attribuibili a tre diverse persone – presumibilmente un maestro, il suo allievo, e qualcuno interessato a cantare questi duo – distinguibili dalla loro grafia e dall’integrità dell’inchiostro.13 Il duo manoscritto che si trova nel pezzo di pentagramma vuoto sotto il primo duo di Romano è scritto con una grafia piccola ma ben leggibile (indicata nella tabella con la lettera ‘A’). Questa stessa grafia si ritrova in altri quattro casi, in cui le annotazioni vengono allo stesso modo scritte dopo la chiusura del brano, nella porzione di pentagramma rimasto inutilizzato. Si presume possa appartenere a un maestro, in quanto sono tutte indicazioni di carattere didattico.
Accanto a molti duo compaiono dei numeri manoscritti – ben evidenti a causa della loro grandezza e dello spessore dell’inchiostro – che vanno dal numero uno al numero otto, proprio come gli otto modi ecclesiastici.
Poiché spesso questi numeri sono sbagliati, si può ipotizzare che a scriverli sia stato un allievo (nella tabella, lettera B), tratto in inganno dalle alterazioni in chiave, o dalla finalis La.
L’ultima delle tre grafie (lettera C nella tabella) si è conservata molto meno delle altre, a causa dell’inchiostro che è scolorito di più. Non avendo avuto l’opportunità di poter guardare l’originale di Musica duorum, in quanto è conservato, come si è detto, a Vienna, si è dovuto far riferimento a delle fotocopie, nelle quali quest’ultima grafia risulta pressoché illegibile. Abbiamo dunque dovuto riferirci alla citata edizione a cura di H.M. Brown.
| Duo | Mano | Frase manoscritta e traduzione | Significato |
| 14 | A | [intervento musicale] | Versione alternativa alle miss. 27-28 della voce inferiore. |
| 17 | [intervento musicale] | Normalizzazione delle misure in sesquitertia proportio14 (miss. 48-49) della voce superiore. | |
| 24 | Vel melius «O meglio» [intervento musicale] |
Normalizzazione del passaggio in dupla proportio e prolazione perfetta (miss. 9-11) di entrambe le voci. | |
| Melius «Meglio» [intervento musicale] |
Versione alternativa alle miss. 16-17 di entrambe le voci. | ||
| In duplo quamvis imperfecto: nota duplicata cauda «In proporzione doppia sebbene imperfetta: nota con la coda doppia» |
Si riferisce al fatto che in notazione bianca – propria della notazione perfetta – una croma ha due code invece che una sola. | ||
| 36 | [intervento musicale] | Diminuzione delle cadenze del brano di entrambe le voci. | |
| [segno di breve nel Bassus, sotto la nota che precede la finalis] | Indica la necessità di tenere lunga la nota per permettere al Tenor di eseguire una diminuzione più complessa. | ||
| Herodes hostis | B | 7 | Indica che il modo impiegato in questo duo è il Misolidio. |
| 11 | 8 | Indica che il modo impiegato in questo duo è l’Ipomisolidio. | |
| 14 | 6 | Indica che il modo impiegato in questo duo è l’Ipolidio. | |
| 20 | 5 | Indica che il modo impiegato in questo duo è il Lidio. | |
| 23 | 1 | Indica che il modo impiegato in questo duo è il Dorico. | |
| 24 | 7 | Indica che il modo impiegato in questo duo è il Misolidio. | |
| 31 | 2 | Indica che il modo impiegato in questo duo è l’Ipodorico. | |
| 35 | 3 barrato e sostituito da 4 | Indica che il modo impiegato in questo duo è l’Ipofrigio e non il Frigio. | |
| 21 | C | Aeolius vel phrygius modus «Modo eolio o frigio» |
L’estensore era indeciso sulla natura modale di questo brano, che è comunque in modo Frigio. |
| 26 | «Mulier» | Incipit del testo fornito da Rotenbucher (1549) per questo duo. | |
| 40 | Hypoionici connexio adiecto tamen super ditono «Collegamento dell’ipoionico, dopo che è stato aggiunta una terza» |
Indica che l’estensione di entrambe le voci è stata estesa di una terza nell’acuto rispetto alla scala modale. | |
| «Alma Redemptoris Mater» | Incipit dell’antifona mariana impiegata come testo del duo. |
La quantità e la qualità delle annotazioni manoscritte redatte dal maestro per il suo allievo sono di grande aiuto per comprendere il reale impiego didattico che ebbe questa raccolta; esse ci aiutano inoltre a comprendere come il duo didattico in generale venisse utilizzato per insegnare la musica nel Cinquecento.
Lo scopo del nostro lavoro è di preparare un’edizione della raccolta di Eustachio Romano compatibile con gli standard di internet, definiti nel corso della sua ancor giovane storia, e dunque collocare quanto prodotto nell’ambito del sito web bicinium.info – curato da A. Bornstein – che è appunto dedicato al duo didattico nei secoli XVI - XVIII. Il sito offre – mediante l’impiego di molte delle tecnologie oggi disponibili per il web:
Detto motore di ricerca, oltre a permettere semplici ricerche di termini, autori, titoli o porzioni di testo...
permette di effettuare ricerche estremamente sofisticate che individuano i duo a seconda delle chiavi, dell’armatura di chiave, delle finales, della lingua, della presenza o meno del testo, e se il duo ha o no una struttura canonica...
Inoltre il motore di ricerca permette di individuare le raccolte per luogo di pubblicazione, editore e anno di pubblicazione...
Infine, strettamente connesso con l’oggetto di questa tesi, il sito bicinium.info presenta stampe di raccolte di duo in PDF (Portable Document Format), formato che ha il grande vantaggio di essere perfettamente gestibile dal linguaggio HTML, proprio di internet, ed essere visibile e stampabile per mezzo di qualsiasi piattaforma hardware, sia essa un personal computer con sistema operativo Windows, Macintosh o Unix.
Per arrivare al file definitivo fruibile da qualsiasi computer munito di collegamento a internet, sono necessari molteplici passaggi che partono dalla stampa originale:
Lo schema sottostante illustra graficamente tutti i passaggi affrontati per giungere dalla fonte alla fruizione su internet della trascrizione:
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Si parte dalla stampa originale. |
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Trascrizione della musica mediante il programma Finale. |
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Finale produce un file EPS per ogni pagina di musica. |
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I file EPS sono impaginati nel programma Adobe InDesign, insieme con le immagini degli incipit musicali originali, salvati in formato PNG (Portable Network Graphics). |
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InDesign produce un file PDF, leggibile da ogni sistema operativo e stampabile con qualità tipografica da qualsiasi stampante. |
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Mediante il programma BBEdit, vengono prodotte pagine in linguaggio HTML e PHP che contengono al loro interno opportuni link al file PDF della nostra raccolta. |
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Il file PDF e tutte le pagine HTML sono caricate sul server remoto, che contiene l’intero sito, mediante FTP (File Transfer Protocol), gestito da applicazioni come Fetch. |
| I computer di tutto il mondo, connessi mediante modem al web possono leggere le pagine HTML e scaricare i file PDF disponibili sul sito. |
Come si è già detto, Musica duorum adotta l’impaginazione a ‘libro corale’, ovvero con le due voci stampate su facciate contrapposte: la voce acuta stampata a sinistra e quella grave a destra. Nella nostra trascrizione, i duo sono stati posti in partitura, ma mantenendo l’aspetto originale dei valori, anche quando essi risultano essere sovrabbondanti rispetto alla durata della misura: ciò è stato possibile grazie all’impiego di stanghette poste tra i pentagrammi piuttosto che attraverso essi, in modo da agevolare una lettura che non stravolga gli accenti originali, che, come succedeva spesso in questo tipo di polifonia, non seguono necessariamente la scansione ritmica del tactus:

Duo n. 2, miss. 40-41
Tutti i duo sono in
(tempo e prolazione imperfetti in proporzione dupla), tranne il n. 17, che è in
(tempo e prolazione imperfetti), e il n. 10, che è in
(tempo perfetto con prolazione imperfetta). Infatti nella musica didattica, le prime opere a due – così come la maggior parte delle musiche coeve – impiegavano il tactus alla breve (indicato appunto con
), che venne soppiantato quasi completamente da quello alla semibreve (
) nella seconda metà del secolo XVI.15 Nella trascrizione si è deciso di lasciare il segno di tempo originale, facendo corrispondere il tactus alle moderne suddivisioni in misure. Un caso particolare è il n. 24 che, oltre a presentare ben tre diversi segni mensurali (
,
, 3/1), è in notazione bianca, tipica della prolazione perfetta.
La ragione dell’impiego della notazione bianca va trovata nella necessità di annerire le semibrevi quando serve renderle imperfette: così facendo, anche i valori minori che le seguono nella medesima unità ternaria dovranno essere di norma anneriti; questo provocherebbe confusione tra minime annerite e le usuali semiminime, se appunto questi due valori non avessero un aspetto ben distinto:

Le chiavi impiegate nell’originale sono state normalizzate all’uso moderno. In particolare, la chiave di soprano è stata resa dalla chiave di violino; le chiavi di contralto e di tenore dalla chiave di violino ottavizzata; mentre la chiave di baritono è stata resa dalla chiave di basso. Eventuali cambiamenti di chiave nel corso del brano sono segnalati nei punti in cui avvengono con il nome moderno della chiave:

Duo n. 6, miss. 32
Molto frequenti all’interno della raccolta sono la cosiddetta epitrita, sempre espressa come semibreve annerita seguita da minima annerita; l’emiolia, ovvero l’annerimento dei valori indicante una proporzione sesquialtera, e le ligaturae, ovvero segni grafici che racchiudono due o più valori musicali posti a diverse altezze. Si è deciso di normalizzare tutte queste convenzioni grafiche senza alcuna ulteriore segnalazione. Gli annerimenti che indicano imperfezione, invece, sono stati trascritti fedelmente:

Duo n. 42, miss. 50-51
Come era normale nella musica antica, le alterazioni scritte sulla partitura sono rare, ma ci sono molti casi in cui, anche se le alterazioni non comparivano, era comunque necessario cantarle, per esempio quando fosse stato necessario applicare la regola del fa supra la o per creare l’intervallo di semitono nelle cadenze. Tutte queste alterazioni, pensate ma non notate, sono dette ‘sottintese’ e vanno quindi aggiunte dal moderno revisore; esse sono state rese nella nostra trascrizione in corpo tipografico minore, sono poste di fianco alla nota interessata e valgono per l’intera misura. Di esse, quelle tra parentesi vanno considerate come proposte e possono essere omesse nel corso dell’esecuzione:

Duo n. 44, miss. 11-12
Nelle stampe del primo Cinquecento, non esclusa quella dei duo di Romano, le alterazioni sono spesso alla giusta altezza ma non si trovano immediatamente vicino alla nota interessata. Si creava così una sorta di armatura di chiave provvisoria che poteva interessare un certo numero di misure. In questo caso non ci troviamo di fronte ad alterazioni sottintese, quindi esse sono state normalizzate nella nostra trascrizione senza ulteriori segnalazioni.
Alcune particolarità della scrittura di Romano – salti melodici inusuali o durezze contrappuntistiche irrisolvibili – sono segnalate nella nostra trascrizione da punti esclamativi:

Duo n. 28, mis. 23
La trasformazione delle nostre trascrizioni in file musicali è avvenuta con l’impiego del programma Finale 2005 – prodotto dalla casa americana di software musicale MakeMusic. Questo programma permette non solo di trascrivere la musica con il computer, ma anche di ascoltare ciò che si è scritto; è quindi di grande aiuto per trovare eventuali errori di trascrizione, per apportare correzioni alla musica (le dissonanze infatti sono immediatamente udibili) e per aggiungere le alterazioni necessarie, specialmente per quanto riguarda le cadenze, per le quali si riesce a percepire subito la mancanza della sensibile.
Dal momento che ci siamo impegnati a trascrivere un’intera raccolta dedicata ai duo, il primo passo è stato creare un file da usare come template (modello) per uniformare la scrittura di ogni brano riguardo alle dimensioni della pagina – margini superiore e inferiore, giustificazione, distanza tra i pentagrammi nell’ambito dello stesso sistema, e distanza dei sistemi tra loro; dimensione dei caratteri musicali. È stato dunque creato un file con una partitura vuota costituita da sistemi di due pentagrammi con le linee di battuta poste tra di essi, i numeri di battuta, il segno di tempo iniziale –
– e la doppia linea finale come chiusura. Da questa struttura iniziale sono stati creati cinque diversi modelli, a seconda delle chiavi che dovevano essere usate per ognuna delle due voci:
Il passo successivo è stato quello di inserire la nostra trascrizione in una copia del modello vuoto. Avendo deciso di fare una trascrizione il più fedele possibile all’originale, i problemi incontrati sono stati molteplici, poiché il programma – pur essendo estremamente flessibile e potente, in una parola, professionale – non contiene di default caratteri propri della musica antica: per esempio mancano la longa e la rispettiva pausa, i segni di tempo non più in uso modernamente, il color.
Di fronte a questa situazione avevamo due possibilità: o trascrivere la musica in una notazione del tutto moderna – perdendo però le caratteristiche dell’originale e rischiando di tradirlo più del necessario – o ‘insegnare’ al programma le cose che noi ritenevamo necessarie per la miglior trascrizione possibile. In gran parte, i nostri problemi sono stati risolti mediante la creazione di font dedicati alla musica antica, che il programma Finale è in grado di gestire correttamente. Il font Gardane, consiste appunto di una collezione di caratteri musicali antichi che supplisce all’assenza di questi segni nella notazione moderna.
Applicando il simbolo relativo al giusto valore musicale su una nota diversa si ottiene l’effetto visivo giusto, ma non si risolve ancora il problema legato alla ‘giustezza’ del file: Finale infatti non riconosce quel simbolo come un valore, ma semplicemente come un segno applicato su una nota, quindi lo legge – e dunque lo suona – in modo errato. Non solo: il programma è anche vincolato alla durata delle misure, e poiché non legge il simbolo ma la nota posta sotto di esso, avverte che in quel punto c’è qualcosa che non va, ovvero la durata della battuta è sbagliata per eccesso o per difetto.
Per far fronte a questo problema abbiamo adottato un espediente: riempire l’intera durata della nostra nota con valori che il programma conosce – così da avere da parte sua una giusta lettura ed un file corretto – ma rendere queste note trasparenti e applicare sulla prima di esse il nostro simbolo, così che una volta creato il PDF sia l’unico simbolo evidente, e venga letto correttamente da chi lo fruisce.
Per quanto riguarda le alterazioni, bisogna distinguerne tre tipi:
Per ognuna di esse si è deciso di usare un simbolo diverso, così da distinguere bene le une dalle altre anche nell’edizione moderna. Così le prime sono state segnalate normalmente, le seconde sono state messe tra parentesi tonde, mentre quelle aggiunte modernamente sono in corpo minore (tra parentesi nel caso in cui rappresentino proposte che possono essere omesse nel corso dell’esecuzione). In quest’ultimo caso il simbolo che compare è un semplice segno grafico attribuito alla nota, non viene letto da Finale come una vera alterazione: per rendere il file esatto bisogna alterare normalmente la nota, poi si deve nascondere il simbolo che rappresenta l’alterazione e rimpiazzarlo con quello nuovo.
La raccolta inoltre è fitta di correzioni, sia, come precedentemente detto, antiche sia apportate modernamente dal curatore. Inizialmente si era deciso di segnalarle in un’apparato critico, come si usa fare nell’edizione cartacea, poi però ci si è resi conto che per il web non rappresentava la soluzione migliore. Il grande vantaggio di un’edizione in rete è infatti che non si è costretti a scaricare per intero un libro, bensì si può scegliere di prendere solo le parti di esso a cui si è interessati. Dunque si può decidere di scaricare anche un solo duo della nostra raccolta, ignorando completamente l’apparato critico: di conseguenza ogni file deve contenere già in sé tutte le informazioni riguardanti i cambiamenti avvenuti nella musica. Si è perciò deciso di segnalare direttamente nel punto interessato l’eventuale correzione: tra parentesi tonde se scritta da una mano antica, tra parentesi quadre se apportata modernamente.

Correzione antica: duo n. 10, mis. 22

Correzione moderna: duo n. 20, mis. 40
Dal punto di vista musicale a questo punto il file è completato, quindi bisogna occuparsi dell’impaginazione. Anche in questo caso la maggior parte delle scelte è stata dettata dalle esigenze dell’edizione in rete. Regolando la distanza tra i pentagrammi e tra i sistemi, stabilendo la larghezza dei margini, decidendo il numero di battute per ogni rigo e il numero di sistemi per ogni pagina, cambiando la percentuale di grandezza dell’intera parte scritta, si è riusciti a fare in modo che ogni duo occupasse perfettamente una o due pagine. Questo rende le pagine stampate un documento indipendente e completo. Inizialmente si era deciso di impaginare il tutto adottando come unico criterio l’ordine progressivo della raccolta, lasciando però una facciata in bianco accanto ad ogni duo che occupa una sola pagina per evitare di impaginare i duo che richiedono due pagine su facciate non contigue. La facciata bianca però avrebbe creato problemi di ordine in un libro senza rilegatura come lo è un’edizione multimediale. Si è perciò deciso di porre su pagine affiancate i duo che occupano una sola pagina (8 complessivamente), pur non rispettando l’ordine originale – che è comunque indicato dal numero progressivo e dalla lettera posta a inizio pentagramma. Inoltre è stato lasciato un margine superiore molto ampio per permettere l’inserimento del titolo, ed è stato creato uno spazio prima dell’inizio del pentagramma in cui mettere l’incipit.
Finale è un programma musicale di grande potenza, che permette anche di creare l’impaginazione delle musiche con intestazioni, piè di pagina e numerazione automatica. Purtuttavia, per una gestione veramente professionale dell’impaginazione, è bene ricorrere a programmi appositamente creati per questo scopo; tra questi la nostra scelta è caduta su Adobe InDesign, applicazione professionale di grafica e impaginazione impiegata da grafici e tipografi. Per far comunicare i due programmi Finale e InDesign è necessario impiegare il formato EPS (Encapsulate PostScript) che permette di trasportare qualsiasi file di testo, grafico o musicale, da un’applicazione a qualsiasi altra, perché detto formato di fatto contiene – espresse in forma numerica – tutte le informazione relative a tutti gli elementi grafici contenuti in una singola pagina stampabile. In pratica, una volta che i file musicali sono stati elaborati da Finale, si esportano tutte le pagine musicali – a una a una – in formato EPS (82 file) e le si importano in un file InDesign già oppotunamente corredato di titoli correnti, numeri di pagina, intestazioni, titoli dei brani.
Oltretutto, impaginare la musica impiegando InDesign ci permette di inserire con facilità i facsimili degli incipit all’inizio della trascrizione di ogni brano. I detti facsimili sono stati ottenuti passando allo scanner una copia cartacea della fonte originale e salvando i singoli piccoli file ottenuti – che contengono solo poche note iniziali di ogni voce – in formato PNG (Portable Network Graphics).
A questo punto, impaginati tutti i file necessari, InDesign provvederà a numerare le pagine del nostro volume virtuale secondo criteri – anche complessi – da noi decisi, a creare eventuali ‘hyperlink’, a creare sommari e indici automaticamente, e infine a esportare il file compiuto in PDF.
Le pagine disponibili sul web sono scritte in linguaggio HTML, che sta per «Hyper Text Markup Language», ovvero un linguaggio ipertestuale basato su indicatori di formattazione (markup). Una pagina HTML è un file di testo puro in cui opportuni marcatori (tag) dicono al nostro programma di esplorazione del web (programmi come Explorer, Mozilla, Safari) come stampare la pagina sullo schermo, ovvero dove andare a capo, che grandezza devono avere i caratteri, se le scritte devono essere in corsivo, in grassetto, di che colore, ecc. Per fare un semplice esempio di marcatura, scrivere ‘<b>lettera</b>’ indicherà al nostro browser di stampare sullo schermo la parola ‘lettera’ in grassetto.
Oltre a questi tag, che non differiscono nell’effetto da quelli riscontrabili nei comuni programmi di scrittura, ne esistono altri, detti ‘ipertestuali’, che provocano effetti non evidenziabili su un semplice file di testo destinato al supporto cartaceo. I più importanti tra i tag ipertestuali sono quelli che lanciano un ‘link’, ovvero ci portano, mediante un click del mouse su una scritta visibile sullo schermo, a un’altra pagina del web – ovunque essa sia – oppure ci permettono di ascoltare un file musicale, o di vedere un video o, come a noi interessa, di scaricare e stampare un file PDF.
Cliccando sull’icona PDF relativa a uno qualsiasi dei titoli disponibili, la raccolta di duo sarà scaricata sul computer dell’utente a una velocità dipendente dalla qualità del collegamento disponibile. La pagina in oggetto è completamente scritta in HTML, mediante l’applicazione BBEdit, con inserti in altri linguaggi più moderni che stanno di giorno in giorno aggiungendo nuove funzionalità ai siti: PHP, JavaScript e DynamicHTML, sui quali non è questa la sede opportuna per dilungarci.
Il nostro computer di casa o di ufficio è collegato al web mediante un modem, ma è un’estremità passiva della rete: noi possiamo accedere a internet e leggere e scaricare tutto ciò che vogliamo da esso, ma il contrario non è quasi mai vero. Quello che è sul nostro computer non è normalmente disponibile all’intera web. Per tanto, una volta che noi abbiamo creato tutti i file necessari al nostro sito, dovremo porli da qualche parte da dove siano disponibili all’intera rete. Questo computer è detto ‘server’ ed è gestito da ditte specializzate nel vendere spazi web a chiunque lo richieda. I file possono essere caricati sullo spazio a disposizione del sito da un qualsiasi computer munito di collegamento internet e di un programma per il trasferimento dei file mediante FTP (File Transfer Protocol). Nel nostro caso, l’applicazione impiegata è stata Fetch.
Gaffurio, Franchino, Practica musice (Giovan Pietro Lomazzo, Milano 1496).
Gumpelzhaimer, Adam, Compendium musicae pro illius artis tironibus (Valentin Schönig, Augusta 1591).
Licino, Agostino, Il primo libro di duo cromatici (Antonio Gardane, Venezia 1545).
Lupacchino, Bernardino e Gioan Maria Tasso, Il primo libro a due voci [...] Aggiontovi ancora alcuni canti a due voci de diversi autori (Antonio Gardane, Venezia 1559).
Basso, Alberto, a cura di, Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti. 8 voll. Le biografie (UTET, Torino 1985-88).
Bornstein, Andrea, Two-Part Italian Didactic Music: Printed Collections of the Renaissance and Baroque (1521-1744). Duo. Collana di musiche a due voci, 47. 3 voll. (Ut Orpheus Edizioni, Bologna 2004).
Brown, Howard Mayer e Edward E. Lowinsky, a cura di, Eustachio Romano: Musica Duorum. Roma, 1521. Monuments of Renaissance Music, 6 (The University of Chicago Press, Chicago 1975).
Brown, Howard Mayer, «Eustachio Romano», Grove Music Online a cura di L. Macy (verificato il 12.05.2006)
Gasparri, Domenico, Cronologia dei papi (Vallardi, Milano 1999).
Paoletti, Lao, Corso di lingua latina, vol. I (Paravia, Torino 1974).
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