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3. Il tactus

Il tactus è la pulsazione ritmica scandita dal battito cardiaco, ovvero dal polso, e corrisponde a una battuta musicale. I valori contenuti in ogni singola battuta sono regolati dai segni posti all'inizio della musica e, se necessario, aggiunti o cambiati nel corso del brano musicale. Questi segni – in molti casi simili nell'aspetto a quelli moderni – ebbero nei secoli scorsi significati più complessi di quelli che via via hanno assunto ai giorni nostri.

La nostra analisi del tactus partirà, per facilitare le cose, da quei segni che ebbero nel Rinascimento un significato vicino alla nostra idea moderna di scansione ritmica:

c indica una semibreve per tactus
c tagliato indica una breve per tactus

Esemplificando, un frammento melodico così notato…

maschera

può essere modernamente trascritto così:

maschera 1

In questo modo la musica conserva tutte le peculiarità originali, comprese la chiave e il segno del tempo; purtuttavia, la presenza delle stanghette spezza alcuni dei valori originali, come succede alle misure 6-7 e 12-13.

Nella nostra trascrizione, così come nell'originale, il segno indica che ogni tactus vale una semibreve. Purtroppo, il detto segno è ambiguo e potrebbe essere interpretato nel suo significato moderno di scansione alla semiminima, inducendo l'esecutore a rallentare drammaticamente l'esecuzione.

Molti studiosi moderni dunque consigliano di trascrivere questa e altre musiche simili a valori dimezzati, ponendo come segno di tempo la frazione 2/2 o il segno :

maschera 2

Altri affrontano il problema in maniera più radicale, riducendo i valori a un quarto e lasciando invariato il segno del tempo, che ora assume il moderno significato di scansione alla semiminima:

maschera 3

Queste due tecniche di trascrizione presentano vantaggi e svantaggi: sicuramente la musica così trascritta è più vicina a una concezione moderna della scrittura. D'altro canto, appare evidente come queste trascrizioni spostino gli accenti delle cadenze forti: si veda per esempio la cadenza in Re, originalmente a mis. 8, che nella seconda trascrizione cade sulla seconda minima – cioè sulla parte debole della battuta – di mis. 4, e addirittura sulla quarta semiminima di mis. 2 nella terza trascrizione.

Abbiamo poi il problema dei valori originali spezzati dalla presenza delle moderne stanghette: per ovviare a ciò, alcuni propongono l'impiego di una sorta di mezze stanghette, che fanno intendere la suddivisione in battute senza però modificare i valori originali:

maschera 4

Questa tecnica può è stata da alcuni applicata alle trascrizioni nelle quali i valori vengono dimezzati o ridotti a un quarto.

Il mio consiglio è di trascrivere la musica mantenendo inalterati i valori e tutte le peculiarietà della fonte. Ci limiteremo a modernizzare le chiavi, a sciogliere le ligaturae (sul significato delle quali parleremo in seguito) e a mettere la musica in partitura, suddivisa in misure della durata di un tactus ognuna, spezzando i valori a fine misura, quando necessario. La scelta di dimezzare o quartare i valori e di apportare altri sostanziali cambiamenti alla struttura originale delle musiche deve essere ben ragionata e comunque assunta quando la padronanza della materia sarà migliore.

ESERCIZI RELATIVI A QUANTO DETTO FINORA

ORIGINALE TRASCRIZIONE
Angelo Michele Bertalotti, Solfeggio Primo, dai Solfeggi a canto e alto (Lelio dalla Volpe, Bologna 1744)
Adriano Banchieri, Primo duo, dalla Cartella (Giacomo Vincenti, Venezia 1601)

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