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6. Notazione nera e notazione bianca
Le note che sono normalmente bianche possono essere colorate, ovvero annerite. In modo speculare, le note normalmente nere possono essere rese bianche.
6.1. Annerimento dei valori (color)
L'annerimento ha diversi significati a seconda del valore delle note interessate e dei segni mensurali sotto i quali l'annerimento avviene.
| Sotto i segni che prevedono tempo e/o prolazione perfetti, le note perfettibili rese nere diventano imperfette (I) in qualsiasi caso e non possono essere alterate in nessun caso. |
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| Sotto i segni di tempo e prolazione imperfetti, la breve e la semibreve annerite perdono un quarto del loro valore, che viene rappresentato dalle note minori che seguono, a loro volta annerite se necessario (epitrita). |



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| Sotto i segni di tempo e prolazione imperfetti, valori anneriti raggruppati in un chiaro andamento ternario vanno intesi come moderne terzine, anche in assenza di qualsiasi indicazione di proporzione ternaria. A questo proposito, si veda più avanti il paragrafo dedicato all'emiolia. |
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6.2. Notazione bianca
La notazione bianca avviene quando tutti i valori musicali hanno la testa bianca: essa è tipica della prolazione perfetta. Ovviamente, la notazione bianca non modifica i grandi valori fino alla minima, che rimangono inalterati nell'aspetto e nel valore, ma solo i piccoli valori – dalla semiminima in giù – che hanno sempre la testa bianca, e di conseguenza necessitano code aggiuntive per potersi distinguere tra loro:

Il motivo per cui la prolazione perfetta impiega la notazione bianca va ricercata nella necessità di annerire le semibrevi per renderle imperfette; di conseguenza, anche le minori che le seguono nella medesima unità ternaria dovevano essere annerite e questo poteva provocare confusione tra minime annerite e le usuali semiminime, come possiamo vedere in questo passaggio del capriccio a tre voci di Vincenzo Ruffo El Cromato, tratto dalla raccolta Capricci in musica a tre voci (Francesco Moscheni, Milano 1564):

Sotto il segno mensurale il tactus – che appunto indica la prolazione perfetta sotto tempo imperfetto – secondo alcuni teorici è alla minima. Quando dovremmo trascrivere musiche originalmente notate sotto questo segno, porremo quindi nella nostra trascrizione 3 minime per battuta, impiegando come segno mensurale la moderna frazione 3/2 che ambiguamente indicherà o un tactus alla minima o alla semibreve perfetta, a scelta dell'esecutore. Come esempio, ecco come รจ trascritto l'incipit del suddetto capriccio di Ruffo:

6.3. Esercizio sulla prolazione perfetta, sui punti, e sulla notazione bianca e nera
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ORIGINALE |
TRASCRIZIONE |
| Vincenzo Ruffo El Cromato, Capricci in musica a tre voci (Francesco Moscheni, Milano 1564). |
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