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9. Il testo

La trascrizione del testo nella musica vocale sottostà ad alcune regole e convenzioni.

  1. Il testo va suddiviso in sillabe secondo regole metriche proprie della lingua nel quale è scritto.
  2. Alcune sillabe possono essere raccolte in un'unica sillaba metrica (sinalefe) secondo regole proprie della lingua nel quale il testo è scritto.
  3. Generalmente, ogni nota della melodia accoglie una sillaba del verso.
  4. Alcune sillabe del verso possono cantare più note.

9.1. Testo in italiano

Trovandosi a trascrivere musica vocale, è buona regola, in primo luogo, trascrivere il testo per definirlo metricamente e per effettuare gli emendamenti necessari all'ortografia e alle convenzioni grafiche dell'epoca nella quale quel determinato brano vocale fu pubblicato.

Prendiamo come esempio il madrigale a due voci di Paolo Fonghetti «Deh torna a me, mio sol», pubblicato nella raccolta Capricii et madrigali a due voci (Francesco Dalle Donne e Scipione Vargnano, Verona 1598). Il testo di questo madrigale è tratto dall'Orlando furioso, canto XLV, ottava 39. Ci troviamo dunque di fronte a un testo del quale abbiamo abbondanza di edizioni moderne utilizzabili come punto di riferimento per la nostra trascrizione:

versione originale di Fonghetti versione dell'Ariosto versione pronta per la trascrizione
DEh torna à me mio sol, torn'è rimena
La deʃiata, e dolce Primauera
Sgõbra i ghiacci, e le neui, e raʃʃerena,
La mente mia ʃi nubilosa, e nera
Qual Progne ʃi lamenta o Filomena,
Ch'à cercar eʃca à i figliuolini ita era,
E troua il nido voto, o qual ʃi lagna,
Tortore c'hà ҏduto la compagna.
Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena
la desïata dolce primavera!
Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena
la mente mia sì nubilosa e nera. –
Qual Progne si lamenta o Filomena
ch'a cercar esca ai figliolini ita era,
e trova il nido vòto; o qual si lagna
turture c'ha perduto la compagna:
Deh torna a me, mio sol, torn'e rimena
la desïata e dolce primavera!
Sgombra i ghiacci e le nevi e rasserena
la mente mia sì nubilosa e nera.
Qual Progne si lamenta o Filomena,
ch'a cercar esca ai figliuolini ita era,
e trova il nido voto, o qual si lagna,
tortore c'ha perduto la compagna.

La versione dell'Ariosto è stata desunta dall'edizione moderna dell'Orlando furioso a cura di Cesare Segre (Arnoldo Mondadori, Milano 1976), p. 1186.

Gli interventi effettuati sul testo di Fonghetti riguardano:

  1. La normalizzazione delle maiuscole.
  2. La normalizzazione della punteggiatura.
  3. La normalizzazione degli accenti.
  4. La normalizzazione di alcuni segni grafici tipici delle stampe rinascimentali, in particolare:
  • «ʃ» diventa «s»
  • quando necessario il segno «u» viene traslitterato nella moderna «v»
  • «õ» diventa «om» (terzo verso)
  • «ҏ» diventa «per» (ottavo verso)

Altre fonti antiche potrebbero adottare altre convenzioni grafiche.

Si noti come la versione finale del testo di Fonghetti diverga leggermente da quella dell'Ariosto, sebbene sia di per sé coerente. Di fatto, è raro che il testo messo in musica coincida esattamente con la versione poetica ufficiale, se mai ne esiste una.

Il passo successivo per trascrivere il testo sotto le note musicali, è di suddividerlo in sillabe metriche, che non sempre corrispondono a quelle delle singole parole. Come abbiamo già detto, ogni verso dell'ottava è formato da undici sillabe:

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 [12]
I Deh tor na a me, mio sol, tor n'e ri me na
II la de a ta e dol ce pri ma ve ra!
III Sgom bra_i ghiac ci_e le ne vi_e ras se re na
IV la men te mia nu bi lo sa e ne ra.
V Qual Pro gne si la men ta o Fi lo me na,
VI ch'a cer car e sca ai fi gliuo li ni i ta e ra,
VII e tro va il ni do vo to, o qual si la gna,
VIII tor to re c'ha per du to la com pa gna.

Interessante è la suddivisione del verso VI: con ogni probabilità Ariosto considera la decima e l'undicesima sillaba come un'unità (ta_e); invece Fonghetti tratta il verso come un autentico dodecasillabo. Il trattamento approssimativo della metrica da parte dei musicisti era comune per vari motivi: sicuramente le esigenze della musica avevano il potere di prevaricare le regole metriche.

Si osservi la trascrizione del madrigale disponibile in PDF:

  1. Le sillabe che appartengono alle stesse parole sono divise da trattini.
  2. Interi versi o sezioni di essi vengono ripetuti una o più volte.
  3. Le sillabe appartenenti a diverse parole raccolte in una stessa unità metrica (sinalefe) sono unite nella trascrizione da una piccola legatura: si vedano le misure 1 e 2 di entrambe le voci.
  4. Alcune sillabe interne alle parole cantano più note: si vedano le misure 11 e 12 di entrambe le voci. Nella trascrizione una serie di trattini copre lo spazio tra le due sillabe interessate.
  5. Alcune sillabe conclusive delle parole cantano più note: si vedano le misure 44 e 45 di entrambe le voci. Nella trascrizione una linea continua è posta sotto le note interessate.
  6. Nell'originale, la ripetizione di alcune sezioni di testo è indicata dalla sigla «ij», che sta per idem. Lo svolgimento di questa sigla deve essere segnalato nella trascrizione, di solito ponendo il testo interessato tra parentesi quadre. Si veda il facsimile della voce inferiore, al centro del penultimo rigo, e le misure 36-38 della trascrizione.

9.2. Testo in latino

Quanto detto per i testi in italiano vale in parte anche per i testi in altre lingue. In particolare, vediamo ora alcune problematiche create dai testi latini messi in musica. Bisogna sottolineare che queste regole valgono per i testi sacri e non si identificano necessariamente con le regole della metrica latina classica.

  1. Di norma, i testi sacri latini non hanno una vera e propria struttura metrica.
  2. Non avviene mai che le sillabe di due parole appartengano a un'unica sillaba metrica.
  3. Per convenzione moderna, il latino viene sillabato seguendo le regole dell'italiano, anche se ciò provoca la creazione di sillabe anomale come in «scri-ptu-ras». Probabilmente, un musicologo tedesco sillaberebbe la stessa parola «scrip-tu-ras».
  4. Tutte le «j» presenti nei testi vengono normalizzate in «i».

Di solito i testi latini sacri seguono regole particolari per quanto riguarda la punteggiatura e l'impiego delle maiuscole. Pertanto è raccomandabile – quando è possibile – confrontare il testo trovato nella pagina musicale originale con quello canonico, di norma reperibile nel Liber usualis missae et officii (Typis Societatis S. Joannis Evangelistae, Parigi 1951). Purtuttavia, il LU impiega ancora la «j», modernamente sconsigliata nella trascrizione del latino.

Vediamo il testo di un duo di Giovanni Battista Bianco, tratto dalla raccolta Musica a due voci (Giacomo Vincenti, Venezia 1610), che mette in musica il «Crucifixus»:

versione originale di bianco versione canonica versione pronta per la trascrizione
Crucifixus etiam pro nobis
Sub Pontio Pilato
Paʃʃus & sepultus est
Et reʃʃurrexit tertia die
ʃecundum ʃcripturas
Et ascendit in cÏlum
ʃedet ad dexteram patris
Et iterum venturus eʃt cum gloria
iudicare viuos & mortuos
cuius regni non erit finis.
Crucifixus etiam pro nobis:
sub Pontio Pilato
passus et sepultus est.
Et resurrexit tertia die,
secundum Scripturas.
Et ascendit in caelum:
sedet ad dexteram Patris.
Et iterum venturus est cum gloria
iudicare vivos et mortuos:
cuius regni non erit finis.
Crucifixus etiam pro nobis:
sub Pontio Pilato
passus et sepultus est.
Et resurrexit tertia die,
secundum Scripturas.
Et ascendit in caelum:
sedet ad dexteram Patris.
Et iterum venturus est cum gloria
iudicare vivos et mortuos:
cuius regni non erit finis.

Si osservi come la versione emendata per la trascrizione di fatto coincida con la versione canonica. Infatti, potrebbero esistere divergenze in testi sacri meno noti od originali, ma non certo in quello della messa.

Vediamo la suddivisione in sillabe:

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
I Cru ci fi xus ti am pro no bis:
II sub Pon ti o Pi la to
III pas sus et se pul tus est.
IV Et re sur re xit ter ti a di e,
V se cun dum Scri ptu ras.
VI Et a scen dit in cae lum:
VII se det ad dex te ram Pa tris.
VIII Et i te rum ven tu rus est cum glo ri a
IX iu di ca re vi vos et mor tu os:
X cu ius re gni non e rit fi nis.

Non è evidente alcuno schema metrico.


ORIGINALE TRASCRIZIONE
Paolo Fonghetti «Deh torna a me, mio sol», Capricii et madrigali a due voci (Francesco Dalle Donne e Scipione Vargnano, Verona 1598)
Giovanni Battista Bianco, «Crucifixus», Musica a due voci (Giacomo Vincenti, Venezia 1610)

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