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La famiglia dei flauti comprende il flauto diritto o flauto dolce, il flauto a tre buchi, il Russpfeiff, il corno di camoscio, il flagioletto e i flauti traversi.
Il mezzo di produzione sonora che accomuna questi strumenti (eccetto i traversi) è il fischietto, che viene ricavato nel corpo dello strumento sagomando una lama sulla superficie del tubo, sul taglio della quale viene convogliato il fiato del suonatore tramite un sottile canale ottenuto chiudendo parzialmente con un blocco di legno l'estremità superiore dello strumento. Il getto convogliato sulla lama crea dei vortici che fanno vibrare la colonna di aria contenuta nella cameratura, producendo il suono.
Questo particolare sistema di produzione sonora era conosciuto sin dalle epoche più remote ed è largamente in uso anche presso culture extraeuropee: è quindi difficile porre dei limiti storici al suo impiego. È però interessante notare che fin dal primo Rinascimento il flauto diritto, lo strumento più importante della famiglia, è ben separato nella nomenclatura da tutti gli altri strumenti che hanno identico sistema di emissione: questo probabilmente a causa dell'uso e del carattere popolare avuti da questi ultimi, che li aveva posti ai margini della musica colta.
Per esempio il corno di camoscio (in tedesco Gemshorn) è mostrato tra gli strumenti a fiato nel trattato di Virdung (1511) e nella prima edizione del trattato di Agricola (1529), per poi sparire nell'edizione del 1545. Di questo strumento non si parlò più nelle testimonianze colte, sebbene continuasse ad avere un'esistenza limitata alla cultura popolare. Difatti non ci è pervenuto alcun esemplare di corno di camoscio risalente al Rinascimento.
Nonostante ciò, il termine Gemshorn rimase a indicare un registro dell'organo: destino comune ad altri strumenti rinascimentali, oggi desueti (dulciana, bassanello, cromorno ecc.).
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