| ← | 4.2. Il flauto traverso e il fiffaro militare | immagini | 4.4. Il flagioletto e gli altri tipi di flauti diritti | → |
Il flauto a tre buchi è formato da uno stretto e lungo tubo cilindrico con i fori per le dita collocati presso l'estremità inferiore: due davanti e uno dietro, da chiudersi con l'indice, il medio e il pollice. Il foro del pollice è collocato più in alto degli altri due e, come vedremo, non ha la funzione di portavoce.
La caratteristica fondamentale di questo flauto è la sua facilità nel produrre suoni armonici al variare della pressione del fiato, dovuta allo stretto diametro della cameratura in rapporto alla lunghezza del tubo: in questo modo da una sola posizione si possono ottenere tre o più suoni a intervalli di ottava, dodicesima, quindicesima ecc. del suono «pedale», proprio come nelle trombe naturali. I quattro suoni base ottenuti alzando le dita in progressione e mantenendo una leggera pressione di fiato non vengono usati a causa della loro instabilità e debolezza: dunque la scala dello strumento inizia dal secondo armonico.
Come è facile constatare dalla tavola delle posizioni, con soli tre fori e usando cinque combinazioni delle dita si ottiene una scala diatonica completa, più qualche nota alterata.
Tutte le fonti e le testimonianze figurative concordano nel mostrare il flauto a tre buchi suonato con la mano sinistra, a differenza del flauto dolce che poteva essere impugnato sia alla «dritta» che alla «mancina» e che era costruito in modo tale da soddisfare entrambe le impostazioni.
Il flauto a tre buchi veniva sostenuto dall'anulare e dal mignolo, che stringevano il tubo appoggiandosi all'anello tornito appena sotto l'ultimo foro. Dato che il flauto permette l'esecuzione di una melodia utilizzando la sola mano sinistra, il suonatore era in grado di accompagnarla servendosi di strumenti a percussione o anche armonici. L'accoppiamento più tipico era con un tamburo le cui dimensioni variavano a seconda dei luoghi, munito di corde di risonanza, sostenuto da un laccio al polso sinistro e percosso con una bacchetta tenuta nella mano destra o con la punta delle dita.
Nei paesi baschi il flauto a tre buchi è suonato ancora oggi accompagnandosi con il tambourin du Béarn: una specie di cetra rettangolare munita di corde di budello intonate a intervalli armonici (ottava, quinta e quarta) e percosse da un'apposita bacchetta.20 L'uso di questo strumento, che veniva intonato con il flauto e suonato insieme a esso, è testimoniato anche in Italia, dove era chiamato «altobasso»: si veda per esempio l'affresco di Filippino Lippi L'Assunzione di Maria Vergine (1489), nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma.
Le testimonianze pittoriche e letterarie sull'uso del flauto a tre buchi risalgono sino al Medioevo, e fin da quel tempo è evidente la funzione di accompagnamento dei balli a carattere popolare svolta da questo strumento insieme alla percussione.21
La più antica testimonianza letteraria che io conosca è di un poeta anonimo del Trecento: «zufoli con tambur bene accordati».22
La sostanziale autonomia di questa combinazione strumentale ne evidenzia il carattere popolare, come nel caso della zampogna o della ghironda. Infatti il flauto a tre buchi, per quanto ne sappiamo, non veniva mai suonato in consort omogenei, né in gruppi misti. Questo fatto è confermato da Mersenne (1636): «non si possono fare tutte le parti musicali con più flauti a tre buchi, come con gli altri [flauti], perché questi concerti non sono in uso». Da questo deriva una relativa scarsezza di informazioni sulla sua intonazione assoluta: infatti non dovendo accordarsi con altri strumenti melodici, il flauto poteva avere, in pratica, qualsiasi nota di base.
Questi sono i nomi assunti dallo strumento nei principali paesi:
| Italia | flauto a tre buchi | flauto da tamburo | |
| Francia | fluste a trois trou | galoubet | fleute de vielleurs |
| Germania | Schwegel23 | Stamentienpfeiff | |
| Inghilterra | tabour-pipe |
Virdung (1511) mostra una sola taglia di Schwegel senza specificarne l'intonazione: ne circoscrive l'uso alla Francia e ai Paesi Bassi, sottolineandone l'utilizzazione nelle danze e nei matrimoni. Agricola (1529), pur raffigurandolo, non aggiunge nulla.
Molto più dettagliato è il francese Thoinot Arbeau, che nel suo metodo di ballo (1589) descrive dettagliatamente lo strumento e la sua funzione di accompagnamento nelle danze. Secondo Arbeau esso è
un lungo flauto [...] che non ha che tre fori; due davanti e uno dietro, ed è concepito mirabilmente, perché con l'indice e il medio che sono sui fori davanti e il pollice che è sul foro dietro si ottengono tutti i suoni della gamma.
Il trattatista francese accenna anche alla pratica di suonare due flauti contemporaneamente, possibilmente di misure differenti, in modo da produrre consonanze di terza che «sono molto gradevoli da udire». Dalle successive spiegazioni si deduce che Arbeau considera il flauto intonato in sol; anche Mersenne, circa cinquant'anni dopo, illustrando l'intavolatura del fluste a trois trous fa iniziare la scala da questa nota.
Praetorius (1619) dice che esistono tre taglie di Schwägel:
Le taglie di soprano e di basso sono mostrate alla tavola IX del Theatrum instrumentorum o Sciagraphia. Il basso in particolare è munito di un cannello d'insufflazione in ottone che ne facilita l'uso. Secondo Praetorius, il flauto a tre buchi era in uso soprattutto tra gli inglesi, e poteva raggiungere l'estensione di due ottave e una nota.
Una testimonianza un poco più tarda e per certi versi singolare si trova nei Trattati di musica di Giovan Battista Doni, pubblicati postumi nel 1743, ma redatti almeno un secolo prima: nel capitolo «Dell'accompagnamento degl'instrumenti», l'autore descrive i pregi e i difetti delle varie famiglie strumentali quando accompagnano la voce umana. Riguardo all'utilizzazione dei flauti scrive:
niuna sorte di flauto più a proposito sarebbe di quella che si usa in Francia, detta fleute de vielleurs; la quale non ha se non tre o quattro pertugi verso la cima, e si tiene con la mano sinistra, mentre colla destra si batte certo tamburino o si gira certo instrumento vile, detto da loro vielle, e in Italia da alcuni gironda, la qual sorte di flauto è assai dolce, e commecché non sia strepitoso, più da lontano si sente, che altri non crederebbe [...] Né dovrebbe dar fastidio l'esser oggi in mano di persone vili e mendiche, non si potendo argomentare da questo che egli sia molto imperfetto.
Quindi anche la ghironda era comunemente usata, almeno in Francia, per accompagnare il flauto a tre buchi.
Dato il loro carattere popolare, pochi flauti a tre buchi sono attualmente conservati nei musei, e per lo più risalgono al XVII sec. Oggi tuttavia abbiamo a disposizione ben tre esemplari sicuramente rinascimentali di questo tipo di strumento. Sono stati ritrovati nel relitto della Mary Rose, l'ammiraglia della flotta di Enrico VIII affondata nella Manica presso il porto di Portsmouth nel 1545. La nave fu individuata sul basso fondale nel 1966, e sono ancora in corso i lavori di recupero del materiale in essa conservato. In un articolo pubblicato su Early Music F. Palmer descrive gli strumenti musicali sinora recuperati dal relitto, tra i quali appunto i tre flauti.24
Questi strumenti concordano perfettamente con le descrizioni e le illustrazioni rinascimentali: hanno il foro per il pollice più in alto dei due fori anteriori, sono muniti dell'anello in rilievo per non far scivolare le dita di sostegno, sono molto sottili e lunghi, Due di essi raggiungono gli 80 cm di lunghezza complessiva (tuttavia non sono predisposti per essere suonati con un cannello di ottone come mostra Praetorius), e hanno un diametro interno, al fondo, di 2 cm. Il terzo è lungo circa 42 cm, per un diametro di 1,2. Si pensi che i flauti dolci di lunghezza corrispondente hanno il diametro della cameratura più che doppio.
| ← | 4.2. Il flauto traverso e il fiffaro militare | immagini | 4.4. Il flagioletto e gli altri tipi di flauti diritti | → |
20. Cervelli (1967), pp. 23 sg. [torna al testo]
21. Questo stretto legame tra flauto e percussione è ben sintetizzato nel termine inglese tabour-pipe. [torna al testo]
22. L'intelligenza, 293-5. Cit. da Marcucci (1952), p. 17. [torna al testo]
23. In certe zone e in certi periodi, il termine Schwegel indicò il flauto traverso. [torna al testo]