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Zacconi nella sua Prattica di musica (1592), dà l'estensione di tre taglie di strumenti che definisce «doppioni»...
| 1. | Basso | ![]() |
| 2. | Tenore | ![]() |
| 3. | Canto | ![]() |
e non aggiunge altre informazioni.
Praetorius, studioso attento di Zacconi, riporta le estensioni di questi strumenti, ma onestamente confessa di non aver mai visto un doppione e di supporre che si possa trattare di uno strumento simile al Kortholt o al sordone, oppure che sia un tipo di cornamusa.
La classica estensione di una nona delle taglie di tenore e di soprano fa pensare ovviamente a strumenti ad ancia incapsulata, il fatto però che il basso abbia un'estensione di una tredicesima ci allontana da questa ipotesi. Se gli elementi a nostra disposizione fossero solo questi, dovremmo accettare i dati forniti da Zacconi, come fece Praetorius, senza alcuna possibilità di far luce sulla reale natura di questi strumenti.
Nel 1953 però Anthony Baines avanzò l'ipotesi che due strumenti conservati all'Accademia Filarmonica di Verona fossero proprio due doppioni.52 Bisogna subito puntualizzare che il termine doppione non compare in nessun inventario dell'Accademia; tuttavia di fronte alla concretezza di due strumenti, questo fatto ha ben poca importanza.
In un dettagliatissimo articolo, R. Weber e J.H. van der Meer fanno un'analisi accurata dei due strumenti e avanzano sulla loro natura alcune ipotesi, che rappresentano il punto attualmente più avanzato delle nostre conoscenze sui doppioni.53
Entrambi gli strumenti sono di acero tinto in nero e sono catalogati con i numeri 13288 e 13289. Le accurate misure effettuate da Weber sono riportate nello schema tecnico qui riprodotto, tratto dall'articolo in questione. La caratteristica più curiosa che immediatamente balza agli occhi è la doppia cameratura a conicità contrapposta, così che le due sezioni del tubo sono collegate verso l'esterno dalla parte più sottile, nel lato alto dello strumento. Le due sezioni si congiungono sul fondo con la stessa tecnica usata nei fagotti o nei sordoni: al fondo è applicato un tappo di sughero di forma concava verso l'interno, protetto da un pomello di legno. Entrambe le sezioni della cameratura dello strumento più piccolo (13288) sono munite di sette fori per le dita e di due fori di sfogo, che si aprono nella sezione più stretta del tubo. L'altro strumento (13289) ha un solo foro per il mignolo collegato a entrambe le sezioni, e un solo foro di sfogo.
Lo strumento più piccolo è tuttora munito del cannello originale di ottone a «S» per l'ancia, applicato alla sezione più stretta. Weber ha costruito un'ancia adatta e ha fatto suonare questa sezione del tubo, producendo una scala intonata da Fa2 a Fa3, con un la di circa 450 hz.
Costruendo un apposito cannello per l'altra sezione, ha ottenuto una scala Do2 – Do3. Se ne conclude che questi strumenti possono suonare alternativamente in due estensioni diverse: il più piccolo è un contralto più un tenore, mentre l'altro è un tenore più un basso. Da questa doppia utilizzazione deriverebbe in modo plausibile il termine doppione.
Entrambi gli strumenti suonano con l'ancia libera, e possono quindi produrre ottavizzando una discreta estensione, sicuramente superiore alla nona del canto e del tenore descritti da Zacconi, ma certamente non la tredicesima che il teorico attribuisce al basso. Weber ipotizza che Zacconi si riferisse a doppioni con l'ancia incapsulata, e che nell' evoluzione dello strumento si siano costruiti in seguito dei doppioni ad ancia libera, dei quali avremmo appunto due esempi negli strumenti di Verona.
Resta il problema della grande estensione del doppione basso segnalata da Zacconi (Do1 – La2): se questo non è un errore di stampa, fatto non raro nella Prattica di musica, l'estensione del basso potrebbe essere spiegata come segue.
Si possono immaginare quattro modelli distinti di doppione:
| 1. | contralto + soprano | Fa2 – Sol3 | Do3 – Re4 |
| 2. | tenore + contralto | Do2 – Re3 | Fa2 – Sol3 |
| 3. | basso + tenore | Fa1 – Sol2 | Do2 – Re3 |
| 4. | grande basso + basso | Do1 – Re2 | Fa1 – La2 |
L'ultimo modello avrebbe due chiavi.
Il doppione soprano di Zacconi sarebbe il modello 1, il tenore potrebbe essere il 2 o il 3, mentre il basso potrebbe essere il modello 4 nella sua estensione totale. Gli strumenti conservati a Verona sarebbero versioni ad ancia libera dei modelli 2 e 3.
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52. Baines (1953), pp. 98-99. [torna al testo]
53. Weber (1972), pp. 22-29. [torna al testo]