5.1. Ancia libera e incapsulata immagini 5.3. Il fagotto o dulciana

5.2. La bombarda

La bombarda è uno strumento con cameratura conica che sfocia in una campana molto pronunciata. È dotata dei sei fori convenzionali per le dita suddivisi in due gruppi di tre; il foro per il mignolo è doppio e nelle misure più grandi è presente la chiave a coda di rondine del tipo normalmente aperto, protetta – come nei flauti grossi – dalla fontanella di legno traforato. Tra l'ultimo foro e la campana sono presenti dei fori di sfogo, senza i quali lo strumento non potrebbe intonare le note più gravi. I tre strumenti più grandi mostrati da Praetorius (1619) sono dotati di ben quattro chiavi: due sono mosse dal mignolo e due dal pollice della mano più in basso.

La bombarda, essendo uno strumento conico ad ancia libera, è in grado di cambiare registro ottavizzando. Ha quindi un'estensione relativamente ampia: i modelli più piccoli coprono un'ottava più una quinta (una dodicesima), mentre quelli più grandi, con l'aiuto delle chiavi supplementari raggiungono le due ottave.

La pirouette è montata sulla taglia di soprano e di contralto, nonché su quella di tenore, dove però non è congiunta al corpo dello strumento, ma risulta infilata all'estremità di un lungo cannello che permette di portare alla bocca l'ancia, come è ben visibile dalla tavola XI del Theatrum instrumentorum.

Riguardo alle origini della bombarda, vi sono due ipotesi: alcuni studiosi la mettono in relazione con il cantus della zampogna (o cornamusa), che sarebbe stato staccato dal sacco e divenuto quindi autonomo. Secondo altri la bombarda sarebbe stata importata dall'Oriente in Europa: difatti, strumenti simili ad essa sono presenti in tutte le culture orientali e sappiamo con certezza che l'Islam introdusse in Europa nel XII sec. uno strumento a cameratura conica e con ancia doppia. I turchi lo chiamano surna o surnay, i cinesi sona e gli indiani sanayi (pron. scianài). Tutti questi termini – specialmente l'ultimo – assomigliano notevolmente alla parola Schalmei o Schalmey, che indicava la bombarda soprano (e solo quella), di taglia praticamente uguale agli strumenti orientali appena detti. Non mi risulta tuttavia che sia stata fatta un'indagine etimologica approfondita in questa direzione e tuttora i musicologi concordano nel far risalire la parola Schalmei, insieme all'inglese shawm, alle francesi chalemie, chalemele e chalumeau e alla spagnola chirimia – indicanti tutte il soprano della bombarda – dal latino calamus (canna).

Termine riferito esclusivamente al soprano Termine generico
Italiano celimela piffero bombarda
Tedesco Schalmey Pommer Bomhart
Francese chalemele hautbois bombarde
Inglese shawm wait bombard
Spagnolo chirimia

Il termine italiano «bombarda» derivato dal nome dell'arma da fuoco che ne ricorda la forma, era generalmente destinato agli strumenti più grandi. Praetorius cita le parole italiane bombardo e bombardone che non ho riscontrato in nessuna fonte italiana.5 Il termine generico usato in Italia era piffero, che non va confuso con fiffaro (ovvero flauto traverso) vocabolo imparentato con il tedesco Pfeife e con l'inglese fife).

Hautbois, letteralmente «legno alto», aveva originariamente un significato omnicomprensivo, ed era riferito a un qualsiasi strumento a fiato di legno dal suono forte. L'aggettivo francese haut, come anche gli italiani alto e basso, non si riferiva all'intonazione più o meno acuta degli strumenti, ma alla loro potenza sonora.6 Le bombarde, come i tromboni, le trombe e i cornetti, erano strumenti «alti» adatti all'aperto, contrapposti agli strumenti a corda e ai flauti, considerati strumenti «bassi», da usarsi in ambienti chiusi, specialmente di piccole dimensioni. Dalla metà del '500, hautbois passò a indicare esclusivamente la bombarda soprano e il termine fu adottato anche in Inghilterra. Nel Barocco la parola si diffuse in tutta Europa, insieme al nuovo strumento evolutosi appunto dallo Schalmey. A questo proposito va notato che la sillaba oi in francese antico era pronunciata ue e non ua, com'è d'uso al giorno d'oggi: è così spiegata l'origine della parola italiana 'oboe' (scritta nei secoli XVII e XVIII con l'accento sulla e).

Wait (guardia) indicava per estensione gli strumenti suonati dalle guardie cittadine inglesi. Già nel XV sec. il termine venne associato alle bombarde, e John Palsgrave, nel suo dizionario francese ad uso degli inglesi Eclaircissement de la langue françoise (1530), definisce il «waite» come uno strumento «hauboys».7

Abbiamo già detto che l'origine dello Schalmey è forse orientale, mentre le bombarde, prima tra tutte la taglia contralto, alla quale si riferiscono le fonti medievali già dette, e in seguito le misure sempre più grandi concepite nell'arco del Rinascimento, hanno una probabile origine europea: un indizio di questa diversità di origini è la costante separazione tra i termini assegnati al soprano (Schalmey, chalemelles, celimela ecc.) e il generico termine 'bombarda', che era preferibilmente riferito ai soli membri più grandi della famiglia. Questa separazione è molto evidente, per esempio, in Praetorius, che nel suo trattato riporta spesso frasi di questo tipo: «tutti gli strumenti da fiato, come flauti, Pommern, Schalmeyen, cromorni ecc.», distinguendo così le bombarde più grandi (Pommern), dai loro soprani (Schalmeyen). L'utilizzazione delle bombarde in Europa è testimoniata fin dal XIII sec. da alcune miniature che raffigurano strumenti grandi all'incirca come un contralto. Il carattere «alto» delle bombarde è segnalato nel Respit de la Mort (1376) di Jean Lefebvre, in cui è contenuto un elenco di strumenti adatti all'aperto: «muses, chalemelles, grosses bombardes nouvelles, trompes et nacaires». Sachs fa notare che l'aggettivo nouvelles riferito alle bombarde grosse fa pensare a una loro recente introduzione; da sottolineare anche la contrapposizione tra i membri acuti e gravi della famiglia (chalemelles e bombardes), che fornisce un sostegno alla teoria della duplice origine detta sopra.

Per il loro suono forte e penetrante le bombarde ebbero subito una parte preminente nei complessi cittadini preposti all'accompagnamento dei cortei e delle manifestazioni civili a fianco degli ottoni (trombe e tromboni), delle percussioni e, dalla fine del XV sec., dei cornetti. Un affresco del castello del Buon Consiglio di Trento, risalente al XV sec., raffigura due suonatori di pifferi (celimela e bombarda?) accanto a due suonatori di trombe diritte e a un suonatore di percussioni. Anche Tinctoris (1480 ca.) testimonia l'uso di gruppi di musica alta formati da celimela, bombarda e trombone.

L'uso di pifferi e altri strumenti alti non era comunque limitato solo agli esterni. Esistono molte testimonianze dell'utilizzazione di questi strumenti in chiesa: per esempio nel 1527 nella cattedrale di San Paolo, a Londra, si tenne una cerimonia in occasione della visita del cardinale Wolsey: «Il signor cardinale cominciò il Te Deum, che era suonato solennemente con le trombe e i pifferi del re, sia da inglesi, che da veneziani».8 Riguardo all'evoluzione tecnica dello strumento, Virdung e Agricola (1511 e 1529) mostrano ancora due sole taglie: Schalmey – nota fondamentale Re3 – e Bomhart – nota fondamentale Sol2. La seconda ha la chiave per il mignolo a coda di rondine, come un flauto basso.

Già pochi anni dopo abbiamo testimonianze sull'esistenza di bombarde di maggiori dimensioni: un inventario di una banda cittadina di Augusta (1540) segnala una «bass Pumhart» con una sola chiave. Un anno dopo un ordine del duca Alberto di Prussia diretto al celebre costruttore di ottoni Jorg Neuschel di Norimberga, contiene la richiesta di «una bombarda tenore, una bombarda bassa e alcuni cannelli di ottone». Nel 1551, la città di Ghent (Paesi Bassi) acquista una «doppele Bombarde», una bombarda bassa e due bassetti.

Praetorius elenca sette taglie di bombarda:

1. Gross Bass Pommer 294 cm
2. Bass Pommer 187 cm
3. Basset o Tenor Pommer 133 cm
4. Nicolo
(strumento ad ancia incapsulata)
125 cm
5. Klein Alt Pommer 75 cm
6. Schalmey 64 cm
7. Exilent garklein 42 cm

Le note prodotte dalle quattro chiavi supplementari nelle misure più grandi sono esclusivamente diatoniche (senza semitoni intermedi): difatti i suoni così gravi raramente avevano bisogno di essere alterati, perché i semitoni accidentali – propri delle cadenze – erano necessari normalmente solo nelle parti medie e acute. È lo stesso principio della «ottava corta» negli strumenti a tastiera, dove i tasti gravi – sia bianchi sia neri – sono tutti diatonici, per guadagnare qualche nota nell'estensione. Due di queste chiavi vengono azionate dal mignolo e due dal pollice: per esempio nella gross Bass Pommer (la bombarda più grande), la prima chiave del mignolo produce il Sib, la seconda il La, quindi la prima del pollice il Sol e la seconda il Fa. Lo stesso procedimento avviene nella Bass e nella Bassett, anche se interessa note diverse, come si può vedere nello schema.

La nomenclatura normalmente usata in Inghilterra e in Francia era diversa da quella citata da Praetorius: il soprano era detto trebble in Inghilterra e dessus in Francia, mentre il contralto veniva chiamato rispettivamente tenor e taille. Le bombarde soprano e contralto, insieme alla basso, erano le più usate in questi due paesi.

Il garklein Schalmeye (bombarda sopranino), con l'estensione di una sola nona (La3–Si4), è citato solo da Praetorius, ma un esemplare è tuttora conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Dopo l'invenzione dell'oboe – o per meglio dire la sua elaborazione dalla bombarda soprano – avvenuta in Francia verso la metà del '600, non solo le vecchie bombarde convissero per qualche decennio con il nuovo strumento, ma ne furono elaborate anche di nuovi tipi, come testimonia Talbot nel suo manoscritto (fine del XVII sec.): lo strumento che egli chiama «English hautboys or waits treble» corrisponde esattamente allo Schalmey rinascimentale, mentre Talbot chiama Schalmeye uno strumento – detto da altre fonti deutsche Schalmey – che dice essere «molto in uso nell'esercito tedesco, più dolce dell'hautbois». Questo tipo di bombarda ha la cameratura molto più stretta di quella degli strumenti rinascimentali e veniva costruita nelle taglie di soprano e contralto (detto però dagli inglesi tenor): entrambi i modelli sono muniti di fontanella, che però solo nel contralto copre una chiave, mentre nel soprano l'ultimo foro rimane sempre aperto. Non sappiamo quale ruolo ebbero questi strumenti nella musica colta, ma comunque non impedirono che il predominio dell'oboe divenisse totale già nella seconda metà del XVII sec.

5.1. Ancia libera e incapsulata immagini 5.3. Il fagotto o dulciana

Note

5. È curioso che Praetorius, che doveva pur conoscere l'italiano discretamente, avendo vissuto qualche tempo a Venezia, renda sempre al maschile i termini musicali italiani. [torna al testo]

6. Cfr. p. es. Michelangelo Buonarroti, Rime (1530 ca.), CIX, 17: «Però non mi destar, deh! parla basso». [torna al testo]

7. Marcuse (1975), p. 684. [torna al testo]

8. «The Lord Cardinall began the Te Deum, which was solemnlie songen with the King's trumpetts and shalmes as well as English men and Venetians». Cit. da Marcuse (1975), p. 685. [torna al testo]