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Il fagotto, come la bombarda, è uno strumento a cameratura conica formata da due tubi scavati parallelamente nel medesimo blocco di legno e collegati tra loro da un'apertura sul fondo dello strumento. Alcuni artigiani, per ottenere più facilmente due camerature coniche parallele, preparavano due parti dello strumento – ognuna comprendente due mezzi tubi – per poi incollarle tra loro e ricoprirle strettamente di pelle, come avveniva anche nel cornetto.
A causa della conformazione dello strumento, la campana e l'imboccatura dell'ancia si trovano alla stessa estremità, per cui tutte le taglie sono dotate di cannello dalla tipica forma a 'S', su cui l'ancia è montata senza pirouette.
Lo scopo di ripiegare la cameratura in due era evidentemente quello di costruire strumenti maneggevoli, che avessero allo stesso tempo la possibilità di raggiungere note molto gravi. Si pensi che la bombarda gross Bass è lunga 290 cm ca., mentre il doppel Fagott, con il suo metro e mezzo scarso di altezza, raggiunge nel registro grave le stesse note. Non si sa chi ebbe per primo l'idea di questa rivoluzionaria innovazione, che è ancora in uso nel fagotto e controfagotto moderni; vi è però un precedente, citato da A. Baines,9 nella canna di bordone di certe zampogne usate nell'Europa orientale, che è ripiegata a 'S' schiacciata, per limitarne appunto la lunghezza: si tratta però solo di un espediente tecnico, e non c'è comunque alcun nesso tra questa zampogna e il fagotto.
Probabilmente l'origine del fagotto è da ricondursi alla bombarda, della quale conserva le stesse caratteristiche tecniche, anche se non certo evidenziate dall'aspetto esteriore così diverso. La possibilità di raggiungere le note gravi – oltre che agevolata dal dimezzamento della lunghezza pratica dello strumento – è dovuta alla facilità di chiudere in successione fori apparentemente vicini tra loro, ma da un punto di vista fisico estremamente distanziati. I sei fori per le dita sono posizionati normalmente e interessano la metà della cameratura più vicina all'ancia: così anche la chiave del mignolo. La chiave del pollice più basso – posta sul retro dello strumento – chiude invece un foro della cameratura oltre la connessione dei due tubi, pur essendo apparentemente vicinissima al foro del mignolo. Segue nella discesa verso le note più gravi l'altro foro dello stesso pollice, senza chiave, e messo in modo da poter essere chiuso contemporaneamente alla chiave. Ultimo il foro del pollice alto, che dà la nota più bassa e che è molto vicino alla campana. Le illustrazioni di Praetorius (1619) mostrano chiaramente l'ordine di chiusura dei fori e delle chiavi che producono le quattro note gravi. Negli strumenti più piccoli – senza chiavi – il quarto foro è chiuso dal mignolo della mano più alta: la successione delle dita è quindi, scendendo, mignolo basso, pollice basso, mignolo alto, pollice alto. Meno il primo, questi fori interessano tutti la metà della cameratura collegata alla campana.
Per ottenere le quattro note gravi supplementari sulle bombarde grandi sono necessarie quattro chiavi contro le due o nessuna del fagotto: questo ultimo strumento nasce cioè già specializzato nel registro basso, mentre la discesa al grave delle bombarde era ottenuta con un adattamento tecnico intervenuto in epoche successive su strumenti concepiti inizialmente in piccole e medie taglie.
A differenza della bombarda, infatti, il fagotto è uno strumento «nuovo» nella scena musicale del Rinascimento: né Virdung (1511) né Agricola (1529) accennano a niente di simile nei loro trattati. Del resto gli unici strumenti ad ancia libera da loro presi in considerazione sono le bombarde e solo quelle di piccole dimensioni. Alcuni musicologi ipotizzano che lo strumento sia stato elaborato dagli artigiani tedeschi, che diedero un notevole impulso alla evoluzione degli strumenti a fiato nel Rinascimento. Sachs, in particolare, segnalando che nel 1578 morì a Norimberga Siegmund Schnitzer, noto come costruttore di fagotti, deduce che l'invenzione dello strumento fosse di non poco precedente. In effetti le più antiche testimonianze sul fagotto, non solo sono più antiche di almeno cinquanta anni, ma provengono dall'Italia.
Una lettera di Giovanni Angelo Testagrossa,10 maestro di liuto di Isabella d'Este – datata 9 ottobre 1518 – elenca una serie di strumenti, tra cui un «fagot, che dice essere una bellissima cosa»; appare chiaro che si sta parlando di un nuovo strumento. Sono noti i rapporti che Testagrossa intratteneva con le officine strumentali di Brescia,11 occupandosi personalmente della scelta degli strumenti da acquistare per la musica della corte di Mantova: questo può far supporre che furono proprio gli artigiani bresciani a concepire il fagotto.
Una seconda testimonianza italiana è del 1546: negli inventari dell'Accademia Filarmonica di Verona di quell'anno troviamo: «il 9 maggio furono comprati da Alvise soldato un Fagotto ed una dolzana».12 Probabilmente il termine fagotto trae origine dal fatto che lo strumento è formato da più tubi congiunti assieme.
Se riguardo al termine fagotto non si hanno molti dubbi, alcuni problemi solleva invece la parola «dolzana», da non confondere con «dulciana»: quest'ultima infatti è sicuramente un sinonimo italiano del termine fagotto, come testimonia Praetorius, che ritiene il termine «dulciana» o «dolcesuono» derivato dalla particolare dolcezza di timbro dello strumento. Per Zacconi (1592) le «dolzaine» sono strumenti che «non passano senza le chiave nove voci e con le chiave undeci per sino a dodeci incominciando da C fa ut sino in D la sol re». Zacconi sta evidentemente descrivendo uno strumento ad ancia incapsulata, che, non potendo ottavizzare, ha appena l'estensione di un'ottava più una nota, ma grazie a un paio di chiavi del tipo normalmente chiuso – poste oltre il foro per le dita più alto – può salire ancora di due o tre note. In altre fonti il termine dolzaina è usato probabilmente come sinonimo di fagotto. Riparleremo della dolzaina nei paragrafi dedicati agli strumenti ad ancia incapsulata.13
Il fagotto faceva parte degli strumenti «alti», ma veniva ugualmente usato – forse con maggior fortuna – nei gruppi da camera e da chiesa, nei quali il suo suono forte, ma piacevole e mai aspro, era adatto a fornire il rinforzo basso agli insiemi di archi o di cornetti.
Le ragioni della diversità di timbro tra il fagotto e la bombarda vanno cercate, oltre che nelle dimensioni della campana estremamente contenute, soprattutto nella tecnica di emissione del suono, totalmente «controllata». L'ancia era infatti tenuta tra le labbra, e non lasciata vibrare liberamente come succedeva nelle bombarde usando la pirouette. Questa differenza tecnica non solo addolciva il suono, ma dava allo strumento una vasta gamma dinamica, che si rivelerà un fattore decisivo di selezione nelle famiglie strumentali durante il successivo periodo barocco. Il fagotto corista aveva anche la possibilità di suonare senza campana (gedacht, cioè coperto) per ottenere un suono ancora più contenuto: per rendere uno strumento coperto, la campana veniva sostituita con un tappo traforato che fungeva da sordina.
Praetorius, nella tavola delle estensioni, elenca cinque taglie di fagotto: i più gravi sono il quint e il quart Fagott, che distano tra loro solo di un tono. Questa differenza, apparentemente insignificante, fu introdotta per poter avere la possibilità di suonare sia brani con i bemolle, ai quali si adattava meglio il Quint, che ha il sib nella scala naturale, sia le musiche per bequadro (senza bemolle o con diesis), per le quali ci si serviva del Quart. Come abbiamo già visto nel paragrafo sulle bombarde, le note prodotte con le chiavi non possono essere alterate: questo sdoppiamento ci indica a quale livello di specializzazione fossero arrivati i fagotti riguardo l'esecuzione delle voci basse.
L'esistenza di queste due taglie è testimoniata anche da Mersenne (1636): «i bassons e i fagotts non sono costruiti di una medesima grandezza e ce ne sono che discendono più in basso degli altri di una quarta o di una terza».14
Nelle illustrazioni del Theatrum instrumentorum è raffigurato un sesto fagotto, un contralto, che presumibilmente ha l'estensione indicata in via ipotetica nell'apposito schema al numero 5.
| 1. | Quint Fagott / Doppel Fagott | ![]() |
– |
| 2. | Quart Fagott / Fagott grando | ![]() |
132 cm |
| 3. | Chorist Fagott / Doppel Corthol | ![]() |
95 cm |
| 4. | Fagott piccolo / Singel Corthol | ![]() |
63 cm |
| 5. | Alt | ![]() |
45 cm |
| 6. | Discant / Exilent | ![]() |
35 cm |
Si può osservare che il quint e il quart Fagott hanno la stessa estensione della gross Bass Pommer, mentre il Chorist Fagott o doppel Corthol supera di ben quattro toni verso l'acuto la corrispondente Bass Pommer. Proprio per questo il fagotto corista – con la sua notevole estensione – era la misura più usata, specialmente dagli inizi del XVII sec., e da essa si sviluppò in seguito il moderno strumento d'orchestra. Tutte le musiche del '600 in cui compare il termine 'fagotto' sono scritte per questa taglia di strumento. Il primo esempio si trova negli Affetti musicali (1617) di Biagio Marini,15 una raccolta di sonate e di danze per vari strumenti, in cui due sonate – La Foscarina e La Aguzzona – prevedono entrambe l'uso del fagotto al basso, con un'estensione dal Re1 al Re3, perfettamente centrata sul fagotto corista. Zacconi, così parco nel parlare degli strumenti, cita solo questa taglia, dandole però un'estensione più ridotta all'acuto: «Il fagotto corista va dall'ottava di C fa ut da basso, sino il B fa b mi di sopra». E aggiungendo: «Si dice fagotto corista perché ve n'è un altro che non è del suo stesso tuono, ma un poco più alto over più basso». Evidentemente Zacconi non riteneva gli altri modelli di fagotto abbastanza importanti da dover loro dedicare ulteriori spiegazioni.
Un'estensione più grave di una nota (Sib) è testimoniata nelle musiche di Bartolomeo Selma di Salaverde, un monaco agostiniano virtuoso di fagotto, che fu al servizio dell'arciduca Leopoldo a Innsbruck attorno al 1630. Le sue fantasie a basso solo, specificamente per fagotto, furono pubblicate a Venezia nel 1638.16 Anche Mersenne, proprio in questi anni, descrive un fagotto corista in cui una terza chiave serve per scendere al Sib grave. Non sappiamo se lo strumento con tre chiavi indicato dal trattatista francese fosse in uso in Italia in questo stesso periodo: probabilmente no. Le fantasie di Salaverde furono pubblicate a Venezia, ma questo musicista non era italiano, ma spagnolo e aveva lavorato principalmente all'estero.
Nella raccolta di sonate per fagotto solo e basso continuo del bresciano Giovanni Antonio Bertoli, pubblicate sempre a Venezia nel 1645,17 cioè sette anni più tardi, la parte del fagotto non scende mai al di sotto del Do grave e non sale sopra il Re3, e anche quest'ultimo viene toccato raramente. D'altronde, leggendo la prefazione dell'opera, è chiaro che Bertoli era un virtuoso dello strumento e che la sua raccolta contiene musiche ampiamente collaudate nella pratica: quindi se lo strumento in suo possesso avesse avuto la possibilità di toccare il Sib basso Bertoli l'avrebbe sicuramente sfruttata. Se ne può dedurre che ancora alla metà del XVII sec., in Italia il fagotto comune non discendeva al di sotto del Do. Questa ipotesi è ulteriormente suffragata dalle molteplici stampe veneziane delle sonate di Dario Castello (dal 1629 al 1658) e dalla raccolta postuma di Giovanni Battista Fontana (1641) in cui moltissime parti di basso concertato sono specificatamente per fagotto e toccano spesso il Do grave, senza mai scendere oltre.
Come per le bombarde, anche nella nomenclatura dei fagotti c'è una certa confusione tra le varie aree linguistiche: mentre doppel Fagott indica per i tedeschi lo strumento più grande (detto anche quint Fagott), il double curtall degli inglesi è il fagotto corista, mentre il single curtall indica il fagotto piccolo, detto bajoncillo dagli spagnoli. I termini sono ancora più confusi dall'uso che Praetorius fa della parola Corthol, una germanizzazione dell'inglese curtall (o viceversa?), che però non va confusa con Kortholt e con il francese courtaut, usati per indicare strumenti diversi, dei quali diremo più avanti. Il termine francese basson e il suo derivato inglese bassoon entrarono nell'uso comune solo nei primi anni del XVII sec.
Dato che lo strumento era stato concepito ripiegato proprio per poter disporre di un basso maneggevole, in alternativa alle bombarde grandi, che tra l'altro non sono altrettanto sicure nelle note più gravi, è proprio nella realizzazione delle voci basse in insiemi misti che il fagotto potè dare il meglio di sé. Esistono comunque alcune testimonianze dell'uso delle taglie più acute (fagottini): in Spagna il bajoncillo formava un tipico ensemble con la chirimia al soprano e il bajón al basso. Marcuse segnala che in un inventario spagnolo del 1559, risultano «dos ynstrumentos de musica contrabaxos que llaman fagotet», e più avanti anche un «fagote contralto»: Per l'uso relativamente scarso che si faceva dei fagottini, non si hanno notizie di consort puri: per esempio negli inventari dell'Accademia Filarmonica di Verona sono elencati esclusivamente due fagotti – di taglia imprecisata – contro un gran numero di flauti e di viole. Dopotutto ancora oggi l'uso di questi strumenti è associato agli oboi, la cui famiglia – in modo complementare – ha progressivamente abbandonato l'utilizzazione delle taglie maggiori.
La tendenza verso il grave del fagotto portò, agli inizi del XVII sec. ai primi tentativi di realizzare uno strumento ancora più grande del quint Fagott. Praetorius dice: «Il maestro che ha costruito il trombone basso ha in preparazione un grosso Fagotcontra, che può intonare una quarta sotto il Doppel Fagott cioè il Do a sedici piedi un'ottava sotto del fagotto corista». L'artigiano a cui si riferisce il passo è Hans Schreiber, suonatore della musica da camera degli Elettori di Berlino. Non sappiamo che esito ebbero questi tentativi, ma uno strumento di questo tipo è inventariato nel 1626 in una chiesa di Francoforte sul Meno e Marcuse ipotizza che possa essere proprio quello di Schreiber. Il moderno controfagotto – che è appunto un'ottava più grave del fagotto corista – è uno strumento molto diverso: senza alcun foro per le dita, ma dotato esclusivamente di chiavi, è stato elaborato solo in tempi molto più recenti.
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9. Baines (1957), p. 263. [torna al testo]
10. Cit. da Kämper (1976), p. 65. [torna al testo]
11. Kämper (1976), p. 65. [torna al testo]
12. Cit. da Turrini (1941), p. 44. [torna al testo]
13. Ritengo sia preferibile usare il termine 'fagotto', per non creare confusione tra dolzaina e dulciana, benché modernamente per indicare tale strumento sia in uso quasi esclusivamente l'ultimo vocabolo, tanto che alcuni musicisti credono che il fagotto e la dulciana siano due cose differenti. [torna al testo]
14. Per Mersenne, infatti, la nota più grave del fagotto corista non è il Do, ma il Sib, che appunto dista una terza dal Sol e una quarta dal Fa. [torna al testo]
15. Biagio Marini, Affetti Musicali: Opera prima. Nella quale si contiene symfonie, canzon, sonate, balletti, arie. brandi, gagliarde et corenti à 1.2.3. accomodate per potersi suonar con violini, corneti et ogni sorte di strumenti musicali (Bartolomeo Magni, Venezia 1617). Facsimile a cura di Marcello Castellani (SPES, Firenze 1978). [torna al testo]
16. Bartolomeo de Selma e Salaverde, Canzoni, fantasie et correnti (Bartolomeo Magni, Venezia 1638). Facsimile a cura di Marcello Castellani (SPES, Firenze 1980). [torna al testo]