5.3. Il fagotto o dulciana immagini 5.5. Il Rackett

5.4. Il sordone

Con l'affermarsi del fagotto, l'idea di costruire strumenti con la cameratura formata da tubi paralleli scavati nello stesso blocco e poi congiunti tra loro si rivelò così felice da essere sfruttata per la creazione di nuovi strumenti, sia ad ancia libera, che incapsulata. Il sordone è appunto uno strumento ad ancia libera con la cameratura formata da due o tre tubi paralleli di piccolo diametro e cilindrici, scavati nello stesso blocco di legno e congiunti tra loro.

Abbiamo già visto nel paragrafo 5.1. dedicato alle ance, che le camerature cilindriche si comportano come canne chiuse e risuonano un'ottava sotto rispetto a una cameratura conica di uguale lunghezza. La cilindricità del tubo, combinata con la notevole lunghezza ottenibile ripiegandolo su se stesso, fa in modo che il sordone raggiunga nelle taglie maggiori il registro gravissimo, pur avendo dimensioni relativamente contenute. Lo svantaggio di questa soluzione tecnica sta nell'impossibilità di ottenere suoni armonici; se il sordone potesse cambiar registro quinteggerebbe, cosa che comunque gli è impedita dalla sezione del tubo troppo piccola.

La capacità del sordone di produrre note basse, pur non avendo una grande estensione, è sintetizzata nella definizione che di questo strumento dà Zacconi (1592): «Vi sono poi alcuni instrumenti che si chiamano sordoni, i quali hanno il suono come le cornamuse, e vanno tanto basso quanto va il fagotto corista, e di tal natura che non ascende né descende se non a un certo segno». La mancanza di armonici è parzialmente ovviata dal maggior numero di fori per le dita: studiando le raffigurazioni di questi strumenti contenute nella Sciagraphia (1620) di Praetorius, si osserva che oltre ai soliti otto fori, che garantiscono l'estensione di una nona, lo strumento ne possiede altri quattro, che vengono chiusi dall'altro mignolo, dal pollice più basso e, in modo inusuale, dalle falangi intermedie dei due indici. Questi fori aggiungono quattro note diatoniche verso il grave all'estensione dello strumento. Come nel fagotto essi si aprono su diverse sezioni di cameratura: in questo modo buchi apparentemente vicini tra loro interessano in realtà zone molto distanti del tubo.

A causa della sua cameratura cilindrica, il sordone non ha bisogno della campana e il suono fuoriesce da un piccolo foro che si apre nella parte alta dello strumento. Un altro foro vicino alla base, normalmente chiuso con un tappo, serve per eliminare l'umidità che si condensa facilmente nella sottile cameratura.

Il suono dei sordoni, come dice il nome, è soffocato, non molto forte, ma dolce. Zacconi, nel passo riportato sopra, lo paragona a quello delle cornamuse, che sono strumenti ad ancia incapsulata e a cameratura chiusa. Praetorius, che nelle sue descrizioni tiene sempre presente il trattato di Zacconi, cita, oltre alle cornamuse, gli stillen Krumbhorner (cromorni muti); si tratta però forse solo di un altro termine per indicare le cornamuse (cornamusa = cornamuto).

Gli strumenti raffigurati nella Sciagraphia sono senza chiavi, meno uno che ne ha tre, ma di cui non c'è menzione nel Syntagma Musicum.

1. Gross Bass 67 cm ha la stessa nota grave del doppel Fagott
2. Quint Bass 54 cm
3. Quart Bass
4. Ten. Alt. 42 cm
5. Cant. 27 cm

Gli unici quattro sordoni sopravvissuti sono conservati al Kunsthistorisches Museum di Vienna e sono diversi da quelli descritti da Praetorius.18 Si tratta di due bassi e due grandi bassi, lunghi rispettivamente 87 e 114 cm. La cameratura dei bassi è lunga solo 90 cm, quella dei grandi bassi raggiunge il metro e 60 cm, curvandosi in pratica due volte e mezzo all'interno dello strumento (vedi lo schema in sezione).

La differenza sostanziale tra questi strumenti e i sordoni descritti da Praetorius, è la presenza di ben 6 chiavi, cosa inusuale in qualsiasi strumento a fiato del Rinascimento. L'estensione di questi strumenti è leggermente maggiore di quella data per i sordoni dal Syntagma musicum.

La successione nella chiusura dei fori e delle chiavi per produrre l'intera estensione diatonica è la seguente:

Basso in Do Grande basso in Fa
mano sinistra
I falange dell'indice I chiave La2 Re2
Punta del pollice Foro del pollice Sol2 Do2
Punta dell'indice I foro tonale Fa2 Sib1
Medio II foro tonale Mi2 La1
Anulare III foro tonale Re2 Sol1
mano destra
Punta dell'indice IV foro tonale Do2 Fa1
Medio V foro tonale Si1 Mi1
Anulare VI foro tonale La1 Re1
Mignolo II chiave Sol1 Do1
I falange dell'indice III chiave Fa1 Sib
mano sinistra
Polpastrello del pollice IV chiave Mi1 La
Mignolo V chiave Re1 Sol
II falange del pollice VI chiave Do1 Fa
Tutto chiuso
Si Mi

I quattro strumenti fanno parte di un consort proveniente dal castello di Ambras; nell'inventario redatto nel 1596, sono indicati «Sordani [sic], 8 pezzi, 2 bassi, 3 tenori, 2 soprani e un soprano più piccolo». Probabilmente qui i sordoni sono considerati strumenti a sedici piedi, per cui il termine «basso» indica quelli che noi chiamiamo grandi bassi, e «tenore» i nostri bassi.

Mersenne (1636) descrive uno strumento simile al sordone, che chiama courtaut, in cui i fori supplementari sono in rilievo, cioè muniti di «tetines», che servono al suonatore per sentire i fori con i polpastrelli e le falangi, facilitandone la chiusura. Queste «tetines» sono poste simmetricamente a destra e a sinistra della fila dei sei fori anteriori, di modo che lo strumento può essere suonato sia alla dritta, che alla mancina, ovviamente sigillando i fori inutilizzati con la cera.

Abbiamo già detto che un consort di sordoni suona a sedici piedi, cioè un'ottava al di sotto della notazione reale: quindi il soprano, per esempio, è un tenore. Perciò un sordone grande basso può essere usato con molto profitto, come dice Praetorius, per raddoppiare la linea del basso di un altro gruppo di strumenti all'ottava grave. L'insieme ne guadagnerà in armonia e in sonorità, senza che il timbro «sordo» dello strumento prevalga.

5.3. Il fagotto o dulciana immagini 5.5. Il Rackett

Note

18. Tutte le notizie riguardanti i sordoni conservati al Kunsthistorisches Museum e il loro disegno sono tratti da Schlosser (1920), pp. 87 sg. [torna al testo]