5.4. Il sordone immagini 5.6. Il bassanello

5.5. Il Rackett

Tra tutti gli strumenti ad ancia, il Rackett è quello che può scendere di più nel registro grave, pur avendo dimensioni estremamente contenute: si pensi che la taglia bassa, che misura solo 34 cm di altezza, compresa l'ancia, ha come nota più grave il Fa, come il doppel Fagott e la gross Bass Pommer. Non solo: Praetorius (1619), informandoci che il gross Bass giunge fino al Re, prosegue: «io stesso ne ho fatto costruire uno che può suonare anche il Do a sedici piedi, ed è pertanto simile, nel grave, alle più grosse canne del principale [registro dell'organo]: pur non essendo lungo più di 11 pollici». La capacità del Rackett di toccare note tanto gravi è dovuta alla particolarissima conformazione dello strumento: la cameratura è ottenuta trapanando nove sottili fori in un unico blocco di legno o avorio a forma di barilotto, attraversandolo da parte a parte perpendicolarmente alle basi. Otto di questi tubicini sono posti in cerchio, il nono resta al centro; quindi sono collegati tra loro alternativamente sotto e sopra, formando così una lunga e sottile cameratura a sezione cilindrica, che per ben nove volte corre su e giù per lo strumento.

Nella parte superiore del barilotto si trova l'imboccatura, formata da ancia e pirouette in tutte e quattro le taglie. La presenza della pirouette accomuna il Rackett alla bombarda, dalla quale peraltro si distingue per il sistema di produzione del suono, totalmente diverso. L'ancia, dovendo generare suoni molto gravi, è ampia e apparentemente sproporzionata alle dimensioni contenute dello strumento. L'altra estremità del tubo semplicemente sfocia sul fondo, perché a una cameratura cilindrica così sottile non occorre la campana.

Le taglie indicate da Praetorius sono:

1. Gross Bass 38,5 cm
2. Bass 34 cm
3. Ten. Alt. 26 cm
5. Cant. 20 cm

Come il sordone, il Rackett non può ottavizzare, anche se Praetorius afferma che da esso è possibile ricavare – se si è molto abili – un paio di note in falsetto, quindi per raggiungere una discreta estensione, lo strumento possiede da dieci a tredici fori, che impegnano tutte le dita e anche le falangi intermedie degli indici. Questi fori, dei quali nessuno è munito di chiave, sono sottili, profondi e variamente inclinati, per poter raggiungere la giusta porzione di cameratura: i Racketten testimoniano così – se ancora ce ne fosse bisogno – l'altissimo livello tecnico raggiunto dagli artigiani rinascimentali.

Lo strumento è probabilmente di origine tedesca, anche se l'etimologia del nome non è molto chiara: potrebbe derivare dal verbo ranken (avvolgere) o, come suggerisce A. Baines, da Rakete (razzo), per la sua somiglianza con un fuoco d'artificio. Stranamente Praetorius non segnala nessun altro termine, benché lo strumento fosse sicuramente conosciuto in Italia. Nell'inventario di Graz (1577), sono indicati alcuni «Rogetten oder Cortali»: quest'ultimo termine pare d'origine italiana.

La prima testimonianza sullo strumento è anteriore solo di un anno a quella appena detta: Marcuse ci segnala che nel 1576 un inventario di Wurtemberg indica un «Ragett». I termini tedeschi «Wurstfagott» e «Faustfagott» (fagotto a salsiccia e a pugno) si riferiscono alla forma tozza dello strumento; così come «cervellato», una parola italiana che deriva dalla salsiccia cervellata, e non, come ha scritto qualcuno, da cervello, per un'ipotetica somiglianza delle circonvoluzioni del tubo del Rackett con quelle del cervello.

Un consort di Racketten suona a sedici piedi, un'ottava al di sotto del normale. Praetorius sconsiglia di usare questi strumenti da soli, dato che «la sonorità è così bassa, che è come uno che suona attraverso un pettine, e quando un intero consort suona insieme, non c'è particolare grazia». Ne consiglia invece l'uso insieme ad altri strumenti, in particolare le viole da gamba accompagnate dal cembalo: in questo caso il Rackett è particolarmente adatto a eseguire la voce più bassa.

Il Rackett, a differenza degli strumenti suoi simili, che non sopravvissero alla dura selezione operata dalla nuova estetica barocca, specialmente dalla metà del XVII sec., ebbe un certo periodo di effimera gloria nei primi anni del '700. L'artigiano di Norimberga J. C. Denner (1655-1707), famoso per i suoi flauti e i suoi fagotti, ridisegnò il Rackett, dandogli una cameratura conica che sfociava in una campana posta al centro dello strumento. L'ancia, privata della pirouette, era montata su un cannello a «S», simile a quello del fagotto. La diteggiatura fu razionalizzata e i fori per le falangi furono dotati di tetines, come nel courtaut di Mersenne.

Non sappiamo che fortuna effettiva ebbe il Rackett barocco; a proposito di questi tentativi di riprogettazione, Munrow riporta un episodio particolarmente divertente, tratto da un testo inglese della seconda metà del '700, che ha per protagonista Thomas Stanesby, altro grande costruttore di strumenti a fiato:19

Stanesby, che era un diligente lettore sia di Mersenne sia di Kircher, e che nella costruzione degli strumenti si atteneva scrupolosamente alle indicazioni del primo di essi, costruì un fagotto corto o cervelat [...] per il defunto conte di Abercorn, allora Lord Paisley e allievo del Dott. Pepusch, ma lo strumento non fu all'altezza delle sue attese: a causa della sua piccolezza, le parti interne si imbevvero dell'umidità del fiato, i condotti si dilatarono e si ruppero. In poco tempo il tutto scoppiò.

5.4. Il sordone immagini 5.6. Il bassanello

Note

19. John Hawkins, A General History of the Science and Practice of Music, 1776. Cit. da Munrow (1976), pp. 46 sg. [torna al testo]