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Il bassanello rappresenta uno dei tanti problemi irrisolti – e forse mai solvibili – del panorama musicale del Rinascimento. Di questo strumento on è sopravvissuto alcun esemplare, ma ci rimangono alcune testimoniane sulla sua utilizzazione riguardanti l'Italia e i paesi di lingua tedesca. La nostra fonte principale di informazioni è ancora Praetorius, che descrive bassanello come un tipo di bombarda dal suono contenuto («viel stiller»), causa della cameratura sottile, non sappiamo se cilindrica o conica, senza campana finale. Secondo Praetorius i bassanelli erano costruiti in tre taglie: basso, alto-tenore e canto, intonati però una quarta sotto al tono corista, cioè in do, sol e re, anziché in fa, do e sol. Per questo motivo il soprano era in realtà un tenore, che risultava molto adatto a suonare le parti intermedie in un insieme strumentale misto.
| 1. | Bass | ![]() |
161 cm |
| 2. | T.A. | 114 cm | |
| 3. | Cant. | ![]() |
82 cm |
Come si può dedurre dalle estensioni fornite da Praetorius, lo strumento era in grado di ottavizzare, raggiungendo un'estensione simile a quella delle altre bombarde. Tutte e tre le taglie erano munite di cannelli ricurvi, simili a quelli del fagotto, sui quali l'ancia era montata senza pirouette. Avevano sei fori per le dita e una chiave per il mignolo a coda di rondine, protetta da un'insolita ed elaborata copertura: tutto lo strumento raffigurato nel Theatrum instrumentorum è abbondantemente fornito di anelli torniti, che erano inusuali in questo periodo, mentre diverranno invece di uso comune del tardo XVII sec. Si può ipotizzare che le torniture al centro e alle estremità del corpo avessero una funzione di rafforzamento dei tenoni di congiunzione tra le varie parti dello strumento: cioè che il bassanello, come l'oboe o il flauto barocco, ma anche come il traverso basso rinascimentale, fosse costruito in più pezzi e non in un unico cilindro tornito, come era ancora la prassi all'inizio del XVII sec. per la quasi totalità degli strumenti a fiato. Non potendo esaminare uno strumento originale, questa ipotesi non può comunque essere provata.
Sulle caratteristiche tecniche dello strumento di più non si può aggiungere. Il secondo problema irrisolto è a chi deve essere attribuita la paternità dell'invenzione del bassanello. La questione non sarebbe forse stata trattata in maniera così specifica dai musicologi moderni, se Praetorius non affermasse che lo strumento deve il suo nome al musicista veneziano Giovanni Bassano (seconda metà del XVI sec. – 1617); teoria respinta dagli studiosi moderni. Infatti la prima data nota dell'attività di Giovanni Bassano è il 1585,20 mentre la testimonianza più antica sullo strumento è l'inventario di Graz, redatto nel 1577, che elenca un soprano, un alto, tre tenori e un basso (una taglia di più di quelle menzionate da Praetorius).21 I bassanelli sono anche citati nell'inventario degli strumenti posseduti dal conte Mario Bevilacqua di Verona,22 redatto alla sua morte (1593). In esso è annotata «una coppia di bassanelli n. 6», ed è presumibilmente l'unica testimonianza italiana su questo strumento. Il bassanello è ancora citato nell'inventario della corte di Cassel (1613),23 nel quale è descritta una cassa contenente nove bassanelli: 4 soprani, un alto, 3 tenori e un basso «non uguali nella forma».
Alcuni studiosi, sempre prendendo spunto dal nome dello strumento, collegano la sua creazione alla famiglia di musicisti Bassano (si ignora se fossero imparentati con Giovanni), emigrati in Inghilterra, su invito di Enrico VIII, nel 1539. Il nucleo familiare che partì da Venezia per stabilirsi a Londra era formato da sei fratelli e dal figlio di uno di essi: di questi solo uno non era musicista, ma mercante. Erano tutti suonatori di strumenti a fiato, e alla corte inglese formarono il nucleo centrale della musica da camera reale: i loro discendenti furono al servizio del re per i due secoli successivi.
Un documento datato marzo 1571 ci informa che Anthony, uno dei fratelli della prima generazione, e suo figlio Jerome, nato in Inghilterra nel 1558/9, erano anche valenti costruttori di strumenti, sia a fiato sia a corde.24 Tra gli strumenti a fiato elencati nel documento, ve ne sono sei (2 grandi bassi con quattro chiavi, 2 altri bassi che facevano da tenori ai primi, e 2 soprani), che non hanno nome, per cui Marcuse suggerisce che potrebbe trattarsi proprio dei bassanelli.
L'ipotesi è suggestiva, ma ad essa si possono muovere alcune obiezioni: prima di tutto, perché degli strumenti costruiti in Inghilterra sarebbero citati solo da documenti tedeschi e italiani? D'altro canto Munrow fa notare che esistono testimonianze di bombarde «silenziose» ben precedenti alla comparsa sulla scena inglese della famiglia Bassano: nel 1509, nei registri di Lord Chamberlain sono indicati nove suonatori di «still shalmes».25 Una seconda obiezione riguarda la taglia di grande basso, dotata di 4 chiavi, citata nel documento inglese: è strano che Praetorius, sempre così interessato alle innovazioni e in particolare agli strumenti di grandi dimensioni, non parli di questa particolare versione del bassanello. Infine il termine bassanello sembra più di origine italiana che inglese: nel 1571 i Bassano erano completamente naturalizzati e non avevano più alcun rapporto con l'Italia.26 Chi, in un paese straniero, avrebbe coniato un nome italiano per un nuovo strumento?
Riguardo a una possibile origine italiana dello strumento, esiste un documento molto interessante, citato da Armando Fiabane, conservato nell'Archivio di Stato di Venezia.27 Questo documento è datato 1582 e riporta la concessione di un privilegio venticinquennale, su conforme parere dei Provveditori di Comune e del Maestro di Cappella di San Marco Gioseffo Zarlino, a Santo Bassan, per «la forma d'instrumento di musica da fiato nuovamente ritrovata da lui». è Santo Bassan l'inventore del bassanello? Potrebbe esserlo a patto che lo strumento fosse stato concepito e diffuso prima del 1577, anno dell'inventario di Graz: Giulio M. Ongaro, cercando altri documenti riguardanti Santo Bassan nell'Archivio di Stato, ha potuto definire che il privilegio era stato accordato a seguito di una supplica nella quale Santo Bassan si dichiara padre di «Zuane il quale serve per Musico di V. Ser. e anco nella chiesia di S. Marco per sopran col cornetto, e ogni altra sorte di instromento».28
L'ipotesi che attribuisce a Santo l'invenzione del bassanello è suggestiva, perché si ricollegherebbe con l'affermazione iniziale di Praetorius, che forse, avendo notizie un po' vaghe su un Bassano di Venezia inventore del bassanello, può aver pensato di attribuirne il merito al ben noto musicista Giovanni, piuttosto che a suo padre Santo. Non dimentichiamo che a Venezia, proprio in questo periodo, operavano valenti artigiani, molto attivi nella costruzione e nella sperimentazione di nuovi strumenti musicali. Sempre restando nel campo delle pure ipotesi, il trattato manoscritto di Aurelio Virgiliano, Il Dolcimelo (primi anni del XVII sec.),29 riporta un disegno che raffigura tre strumenti dal nome inconsueto: Altamira, Tonante e Armilla. Sono tutti e tre strumenti ad ancia libera e muniti di cannello, presumibilmente d'ottone: ma, mentre l'altamira e il tonante sono strumenti a cameratura chiusa (sordoni?), l'armilla assomiglia moltissimo alle raffigurazioni dei bassanelli di Praetorius. L'unica differenza evidente è la mancanza della chiave, che forse è stata dimenticata nel manoscritto, che ricordiamo è stato lasciato incompleto dall'autore. Che l'armilla di Virgiliano sia un bassanello resta ancora completamente da dimostrare, anche se molto probabilmente non avremo mai gli elementi necessari per farlo.
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20. Questo è l'anno della pubblicazione delle Ricercate passaggi et cadentie (G. Vincenti e R. Amadino, Venezia). La dedica porta la data «primo di Febraro 1585». [torna al testo]
21. Schlosser (1920), pp. 19 sg. [torna al testo]
22. Castellani (1973), p. 16. [torna al testo]
23. A. Baines (1951), p. 32. [torna al testo]
24. Marcuse (1975), p. 390. [torna al testo]
25. Munrow (1976), p. 42. [torna al testo]
26. P. Holman avanza addirittura l'ipotesi che questa famiglia ebrea fosse di origine tedesca. [torna al testo]
27. Fiabane (1981), p. 335. [torna al testo]
28. Ongaro (1985), p. 395. [torna al testo]
29. Cfr. la prefazione alla ristampa anastatica, a cura di M. Castellani (Firenze 1979). [torna al testo]