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Kortholt (in tedesco «legno corto») è un termine molto generico, usato, con alcune variazioni, per indicare strumenti diversi in lingue e zone diverse. Il termine curtall, che in Inghilterra indicava il fagotto, deriva probabilmnte da Kortholt: quest'ultimo termine è usato da Praetorius come sinonimo inglese dei tedeschi Fagott o Dolcian.
Nell'inventario di Graz (1577),48 il termine sta a indicare i Rackett: «quattro rogetten, detti anche cortalli». Per Mersenne (1636), il courtaux o courtaut è il sordone.
Fin qui si tratta di riferimenti a strumenti ad ancia libera, accomunati dalla tecnica di ripiegare la cameratura, che produce appunto un accorciamento dello strumento. Grazie alla testimonianza di Praetorius, possiamo stabilire l'esistenza di un altro strumento, ad ancia incapsulata, imparentato con i sordoni.
Nel capitolo dedicato a questi ultimi strumenti, dopo averli descritti, Praetorius aggiunge:
Ma io ne ho visto un altro, che ha proprio le stesse proporzioni e tutto come questo sordone basso, ma è di suono non basso: come il tenore di questi sordoni, ed è detto Kort Instrument. Ma da dove venga questa differenza, non ho avuto il tempo per capirlo.
Praetorius, parlando del sordone basso, probabilmente si riferisce al Gross Bass, perché nelle tavole delle estensioni al Kort Instrument viene attribuita la stessa identica nota grave del sordone basso:
Verso l'acuto, le ultime due note indicano l'esistenza di apposite chiavi. Nella tavola XII della Sciagraphia è riportata l'immagine – fronte e retro – di un Kortholt o Kurz Pfeiff, nella quale è ben visibile una sola chiave, da aprire con l'indice della mano alta. Anche se per ottenere l'estensione fornitaci dallo stesso Praetorius occorrerebbero 2 chiavi, non ci possono essere dubbi che Kort Instrument, Kortholt e Kurz Pfeiff indichino lo stesso tipo di strumento, ovvero un sordone incapsulato.
È interessante il fatto che, stranamente, lo strumento con la capsula abbia un'estensione maggiore di quello ad ancia libera: questo è dovuto all'aggiunta di una o due chiavi normalmente chiuse poste al di sopra dei primi fori per le dita, unita al fatto che sul sordone non si possono ottenere note supplementari ottavizzando, come abbiamo già spiegato prima. Nulla impedisce, però, di aggiungere delle chiavi anche ai sordoni, e infatti i quattro strumenti conservati a Vienna ne sono dotati.
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48. Schlosser (1920), p. 19. [torna al testo]