6.1. La tromba immagini 6.3. Il cornetto

6.2. Il trombone

Il trombone fu il primo strumento musicale espressamente concepito per suonare nel registro grave. Si tratta sostanzialmente di una tromba a cui è stato aggiunto un congegno meccanico, detto coulisse, che permette di allungare a piacere il canneggio, dimodoché il suonatore ha a disposizione un certo numero di trombe naturali (sette, per la precisione) con tutti i loro armonici, potendo così coprire una notevole estensione in modo completamente cromatico.

Schema delle note riproducibili con un trombone tenore in sib: i numeri romani rappresentano le posizioni della coulisse. Si hanno a disposizione, in pratica, sette trombe naturali distanziate tra loro di un semitono e sulle quali si producono gli armonici indicati incolonnati nello schema.

Le origini del trombone risalgono ai primi anni del XV sec., quando fu elaborato dalla tromba a «S». Downey avanza una suggestiva quanto convincente ipotesi su come si sviluppò il concetto di aggiungere una coulisse alle trombe:11 è noto che queste ultime venivano costruite in gruppi, normalmente formati da dodici esemplari uguali e che dovevano ovviamente essere intonati tra loro. Per attuare i piccoli aggiustamenti della lunghezza della canna necessari per ottenere un perfetto accordo tra gli strumenti, gli artigiani agivano sul raccordo a «U» vicino alla campana, più o meno estraendolo prima di saldarlo definitivamente: non ci volle molto perché questo raccordo fosse allungato e reso permanentemente mobile, trasformandosi così in una vera e propria coulisse.

Si può dire quindi che, mentre la Clareta fu l'evoluzione verso l'acuto della vecchia buisine, il trombone ne fu la trasformazione nel registro basso, ereditandone anche il nome in tedesco,12 che da buisine si cambiò in busune, quindi in Busaun (Virdung) e infine in Posaun (Praetorius). In Italia lo strumento fu chiamato fin dalle origini trombone, come risulta da una carta dell'archivio estense datata 1439 e redatta in latino:13 «tuba ductili cum qua sonat tubicen suus, trumbonus vulgo dictus». Il termine francese sacqueboute, letteralmente «tira e molla»,14 originariamente indicava un'alabarda con la quale durante gli assedi i difensori arpionavano gli assalitori e li spingevano nel vuoto. Dal vocabolo francese deriva anche il termine inglese sackbut.

Le origini del trombone, come quelle della tromba, sono da ricercarsi in Francia, più in particolare alla corte burgunda, dove nei primi anni del Quattrocento è testimoniato che una certa «trompette du menestrel»15 era utilizzata nei gruppi di strumenti «alti» insieme a una bombarda e a uno Schalmey per eseguire la voce grave. Abbiamo già visto come nel secolo precedente questa parte fosse coperta dalla tromba naturale, pur con i notevoli limiti che questo strumento comportava: con l'elaborazione del nuovo strumento il gruppo di «Alta» raggiunse un notevole livello di perfezione, decretando il definitivo successo del trombone.

Tinctoris (1487 ca.) descrive in termini molto positivi questo insieme strumentale:

Se ai suonatori di bombarde se ne aggiunge un altro che suona il controtenore con un tipo di strumento che popolarmente è detto trompone in Italia e sacque-boute in Francia, il tutto suona soavissimamente. Quando tutti questi strumenti suonano insieme, si dicono alta.

In effetti da allora il trombone non ebbe mai più bisogno di radicali cambiamenti e pur avendo attraversato nei secoli successivi alcuni periodi di oblio, lo ritroviamo oggi sostanzialmente immutato nell'orchestra moderna; ma a differenza della tromba, che presto assunse la campana esponenziale, il trombone conservò più a lungo la conicità, come è dimostrato dagli esemplari sopravvissuti costruiti verso la metà del XVI sec., benché le xilografie del Theatrum instrumentorum (1620) mostrino già il nuovo tipo di padiglione.

Il successo immediato dello strumento è da ricondursi a diversi fattori: primo fra tutti il fatto che il trombone fu il primo strumento monodico a poter suonare con sicurezza nel registro grave, fino ad allora dominio esclusivo dell'organo; lo strumento oltretutto era dotato di una grande dinamica, potendo rendere altrettanto bene sia in grandi spazi – nelle danze all'aperto, nelle fanfare – che in ambienti chiusi. Non è da sottovalutare il fatto che esso non pose mai problemi di temperamento che, come abbiamo già visto, erano comuni agli altri strumenti, rendendo difficili certi particolari accostamenti. La capacità del trombone di adattarsi a qualsiasi intonazione è esposta da Zacconi (1592):

Il trombone, il quale, se bene ha li storti suoi ordinari e che per quelli si formino le voci stabile, niente di manco il suonatore, con il slungar e rittirar la mano nel toccar le positioni vere, e con l'aiutar l'Istrumento mentre ch'egli li porge il fiato, s'accomoda secondo li bisogni.

La sua estensione era enorme, la maggiore tra tutti gli strumenti a fiato. Dice sempre Zacconi: «I tromboni poi vanno alti fino in Alamire alto [La3] e descendano poco manco quanto si vuole, perché col slungar le canne e aggiungervi i torti si cavano voci di più del ordinario».

La grande estensione di cui parla Zacconi era dovuta alla natura dello strumento, che praticamente moltiplicava le grandi capacità già insite nella tromba naturale: a questo si aggiunga il fatto che il trombone veniva dotato caso per caso di ritorte supplementari, che ne spostavano l'estensione più o meno nel grave. Per ciò non fu mai necessario costruire molte taglie dello strumento, come avveniva invece per i «fiati» di piccola estensione.

Virdung e Agricola mostrano una sola misura di trombone, che forse si può identificare con il tenore in sib16 detto da Praetorius «gemeine rechte Posaun» (trombone comune): l'estensione di questa taglia era tale che tre strumenti uguali potevano facilmente eseguire le voci di basso, tenore e contralto, lasciando il soprano a una bombarda o a un cornetto. Non si sa di preciso quando vennero introdotte altre misure dello strumento: a questo proposito Massimo Trojano,17 descrivendo le musiche eseguite alle nozze del duca di Baviera Guglielmo VI con Renata di Lorena, avvenute a Monaco nel 1568, parla dell'esecuzione strumentale di «un dolcissimo madrigale di Alessandro Striggio, con sei tromboni grossi, ch'il basso va otto voci più basso degli altri comuni».

Questa è la prima testimonianza di quello che Praetorius chiama «Octav Posaun» o «Trombone doppio», un'ottava più grave del trombone comune. La famiglia completa, secondo Praetorius, è formata da quattro modelli:

1. Octav Posaun (sib)
2. Quart Posaun (mib)
3. Gemeine rechte Posuan (sib)
4. Alt Posaun (fa)

Praetorius ci informa che l'Octav Posaun può essere di due tipi: uno «vero» e uno «falso». Il vero trombone all'ottava bassa era stato elaborato solo quattro anni prima dall'artigiano Hans Schreiber, lo stesso che aveva costruito il primo controfagotto, mentre il falso Octav era un trombone più piccolo a cui erano state aggiunte delle ritorte per abbassarne l'estensione. Bisogna tener presente che la pratica di allungare il canneggio mediante l'aggiunta di pezzi di tubo ha come conseguenza l'allargamento delle posizioni: si viene così a perdere l'ultima posizione (la settima), che non rientra più nella lunghezza della coulisse. I tromboni bassi appositamente progettati per le estensioni più gravi avevano invece la coulisse più lunga che veniva manovrata con un'apposita bacchetta, ben visibile nei disegni del Theatrum instrumentorum, in quanto il braccio da solo non sarebbe stato sufficiente a raggiungere le posizioni più lontane.

Al momento non abbiamo testimonianze più antiche riguardo ai tromboni bassi che possano chiarire quando furono elaborati: in particolare nel XV sec. le fonti parlano genericamente di tromboni senza specificarne la taglia. Esistono però degli indizi indiretti che suffragherebbero l'esistenza di tromboni più grandi del tenore molti anni prima delle nozze di Monaco. Quattro brani strumentali a tre voci anonimi, contenuti nel manoscritto bolognese Q1618 redatto prima del 1490,19 hanno un'estensione molto bassa: i loro controtenori utilizzano la chiave di gamma, già usata nella notazione preguidoniana, ma della quale queste musiche sarebbero l'unico esempio profano nel XV sec.20 L'estensione di queste parti raggiunge sempre il Do1 e in un caso addirittura il Sib; la voce del tenore è sempre in chiave di basso; la parte più acuta è un tenore, ma di registro grave.

Analizzando le estensioni dei quattro brani:

controtenore tenore I voce
1. Mon bien imparfait
2. Mirando l'ochyi de costeyi
3. De piage roce duro
4. Per la goula

si può notare come si adattino perfettamente al gruppo di tromboni formato da un basso in fa e due tenori comuni. È da escludere l'utilizzazione delle bombarde e delle viole da gamba, che pur avendo già una grande estensione, non raggiungevano queste note. Si deve anche sottolineare il fatto che tre brani su quattro hanno due bemolle in chiave, adattissimi per i tromboni più che per qualsiasi altro tipo di strumento rinascimentale.

Riguardo alle taglie acute della famiglia, Praetorius non parla in termini positivi del trombone contralto, perchè

il timbro in un corpo così piccolo non è buono come quello ottenibile sul trombone comune, che può raggiungere la stessa altezza con una buona impostazione e con l'esercizio.

Il soprano dei tromboni era, infine, il cornetto:21 uno strumento che legò inscindibilmente la sua storia con quella degli ottoni, al punto che, nella seconda metà del XVII sec. finito il suo periodo di splendore, trascinò nell'oblio anche gli incolpevoli tromboni, che ritorneranno in auge – praticamente immutati – solo nel Settecento, con l'avvento dell'orchestra moderna.

Abbiamo già detto come una delle prime utilizzazioni del trombone – che forse ne ha determinato lo sviluppo – fosse quella di suonare la parte più grave nei gruppi di «alta», specializzati nelle danze all'aperto. Per qualche tempo esso fu anche impiegato nelle fanfare, a fianco delle trombe, come è testimoniato per esempio nelle cronache del viaggio compiuto nel 1513 da Enrico VIII in Francia,22 nel quale il sovrano inglese fu accompagnato da trombe, tamburi e tromboni. Come le trombe, anche i tromboni in queste occasioni dovevano essere muniti di stendardi: «Vos factores generales ipsius fieri faciatis exspensis camere sue unum penonum cum armis ipsius domini pro tuba-ductili», come ci è segnalato da questo documento della corte estense datato 1439.23 Nel corso del XVI sec. il loro ruolo nelle fanfare venne gradualmente rimpiazzato dalla tromba: per esempio – come segnala Marcuse – la corte inglese sotto Enrico VIII aveva un gruppo di 15 trombettieri e 10 trombonisti; sotto Elisabetta, nel 1571, i trombettieri divennero 18 e i trombonisti calarono a 6, mentre nel 1603 i trombonisti si erano ridotti solo a due, restando costante il numero dei trombettieri.

Queste cifre non debbono far pensare a una decadenza del trombone alla fine del XVI sec., bensì a una evoluzione del suo ruolo verso musiche più raffinate, sia in camera che in chiesa, nelle quali gli esecutori dovevano esprimere una grande abilità tecnica. Praetorius parla di due suonatori che lui stesso ha potuto ascoltare mentre suonavano sul trombone comune:

il famoso maestro Phileno di Monaco, che grazie al grande esercizio su questo strumento può andare in basso fino al Re1 e raggiungere nel soprano il Do4, Re4, Mi4. Oltre a ciò a Dresda ne ho ascoltato un altro, Erhardum Borussum, che normalmente dimora in Polonia. Questo stesso ha sforzato lo strumento a raggiungere la stessa altezza del cornetto, cioè il Sol4, nonché la profondità di un Quart Posaun, cioè il La, con tali rapidi abbellimenti e salti, come si possono eseguire solo sulla viola bastarda o sul cornetto.

Un anno dopo Francesco Rognoni, nel suo trattato Selva de varii passaggi (1620), pubblicava un madrigale di Orlando di Lasso – «Susanna un jour» – da eseguire con il «trombone alla bastarda»: cioè saltando da una voce all'altra con rapide diminuzioni, una tecnica che vedremo più dettagliatamente a proposito della viola da gamba.

6.1. La tromba immagini 6.3. Il cornetto

Note

11. Downey (1984), p. 33. [torna al testo]

12. Sachs (1980), p. 330. [torna al testo]

13. Valdrighi (1883), p. 439. [torna al testo]

14. Sachs (1980), loc. cit. [torna al testo]

15. Marcuse (1975), p. 808. [torna al testo]

16. Nei tromboni la taglia dello strumento non si identifica con la nota più grave, ma con quella ottenuta facendo rientrare completamente la coulisse. Bisogna sottolineare che i termini basso e tenore sono qui usati per comodità e che non compaiono mai nelle fonti originali. [torna al testo]

17. Dialoghi (Venezia 1569). [torna al testo]

18. MS Q16 (1487). Per un'analisi dettagliata del contenuto di questo interessantissimo manoscritto, si consulti, oltre all'articolo di Sarah Fuller, anche quello di Edward Pease «A Report on Codex Q16 of the Civico Museo Bibliografico Musicale (Formerly of the Conservatorio Statale di Musica G. B. Martini, Bologna)», Musica Disciplina XX (1966), pp. 57-94. [torna al testo]

19. Cfr. Fuller (1969), p. 83. [torna al testo]

20. Fuller (1969), pp. 97 sg. [torna al testo]

21. Verso la fine del '600 fu aggiunto alla famiglia dei tromboni un soprano, ma con scarsi risultati. [torna al testo]

22. Marcuse (1975), p. 809. [torna al testo]

23. Valdrighi (1883), p. 439. [torna al testo]