| ← | 7.2. I gruppi di «pifferi» e di tromboni | immagini | 8.1. L'arpa | → |
Questa grande famiglia strumentale fu forse la più in voga nel Rinascimento; certamente fu quella considerata più nobile, la più adatta cioè alla pratica dei dilettanti della musica. Strumenti come il liuto o la viola da gamba erano suonati in ogni corte o palazzo nobiliare, tanto da indurre Castiglione, nel suo trattato sull'educazione e sui modelli di comportamento del perfetto gentiluomo Il libro del Cortegiano (1528), a includere tra le regole della vita cortese il saper cantare e suonare qualche strumento:
Avete a sapere ch'io non mi contento del cortegiano s'egli non è ancor musico e se, oltre allo intendere ed essere sicuro a libro, non sa di varii instrumenti.
Castiglione sconsiglia all'uomo di corte la pratica degli strumenti a fiato,1 e pone prima tra tutte la pratica di «cantare alla viola», cioè accompagnandosi con una lira da braccio o un liuto, nonché «la musica delle quattro viole d'arco, la quale è soavissima e artificiosa». Il gruppo di viole da gamba rappresentò infatti per più di un secolo la «formazione privilegiata della musica da camera di corte»,2 e, assieme a quello di flauti diritti, il primo consort omogeneo utilizzato nel Rinascimento.
Il liuto in particolare assurse a simbolo degli ideali umanistici, e spesso nei ritratti lo troviamo nelle mani di nobili e studiosi. Anche l'arpa era spesso raffigurata, fino a tutto il XV sec. come simbolo del potere, associata al re David.
Gli strumenti a corde si suddividono in due grandi categorie: quelli pizzicati, cioè suonati con il plettro o con le dita, e quelli suonati con l'archetto. Gli strumenti pizzicati, meno l'arpa e il salterio, sono tutti muniti di tasti sul manico che definiscono l'intonazione della nota. I tasti potevano essere di metallo o di osso e incastonati nel legno della tastiera, come nella citara o nella chitarra battente, o – nella maggioranza dei casi – formati da legacci di budello annodati attorno al manico a distanze calcolate dall'esecutore stesso; quest'ultimo quindi doveva essere in grado di apportare all'intonazione del suo strumento gli aggiustamenti necessari per correggere eventuali difetti delle corde o per potersi adattare a un diverso temperamento. Le corde potevano essere sia di budello di pecora che di metallo (ottone o acciaio a bassa tempera). Le corde di metallo erano generalmente usate su strumenti a tastatura fissa, mentre le corde di budello venivano montate sulla stragrande maggioranza degli altri. Nondimeno questo tipo di corde presentava alcuni problemi: essendo ottenute attorcigliando interiora di pecora, potevano mostrare delle discontinuità di diametro che avrebbero pregiudicato i risultati sonori e falsato la produzione degli armonici. Perciò molti trattati dedicati al liuto o alla viola da gamba descrivono un sistema per riconoscere una corda buona da una falsa. Per esempio Virdung (1511) scrive:
Allorché tu aprirai una matassa di corde, prendi la corda della lunghezza necessaria per il liuto; tendila tra le mani e pizzicai a al centro con il pollice; essa vibrerà e suonerà. Mentre vibra, meno battimenti mostrerà, migliore sarà; quella che ne mostrerà di più sarà meno buona.
Un altro problema del budello era legato alla sua piccola massa: per produrre le note più gravi, le corde dovevano assumere un diametro eccessivo che ne limitava la sonorità quando venivano pizzicate o sfregate con l'archetto. Per ovviare a questo difetto, quasi tutti gli strumenti pizzicati montavano le corde in gruppi di due (a volte anche di tre) detti cori. Nei cori più gravi la corda principale era raddoppiata all'ottava per aumentare il volume sonoro e arricchire il timbro un po' povero del budello; i cori medi erano formati da due corde all'unisono, mentre il coro più acuto, il cantino, comprendeva una singola corda.
Verso la fine del '500, le nuove esigenze musicali legate all'invenzione del basso continuo portarono all'aggiunta – soprattutto nella famiglia dei liutidi corde fuori dal manico, quindi non tastate, dette bordoni. I bordoni avevano un diapason molto più lungo delle corde sulla tastiera, e potevano dare così una sonorità più corposa e una maggiore potenza sulle note gravi, usate come fondamento dell'armonia. Il numero complessivo delle corde tra bordoni e corde tastate – aumentò progressivamente nel corso del XVII sec., cambiando così completamente la fisionomia di questi strumenti pizzicati.
Infine, dopo la metà del '600, furono inventate le corde ricoperte di metallo tessuto. La prima notizia di questa innovazione è contenuta nell'edizione del 1664 dell' Introduction to the Skill of Musick di John Playford:3
Recentemente sono state inventate delle corde per il basso di viola da gamba o da braccio e per il liuto, che suonano molto meglio nel grave, sia con l'arco che con le dita, che le solite corde di budello. C'è un sottile filo di metallo arrotolato o tessuto sopra una corda di budello o di seta. Ho provato entrambi i tipi, ma quelle di seta tengono meglio e danno un suono migliore.
Le musiche per gli strumenti a corde erano generalmente scritti in intavolatura. Questo sistema si differenzia dalla normale notazione mensurale, perché indica esattamente quali tasti il suonatore deve premere e quali corde deve pizzicare o toccare con l'arco per ottenere una certa successione di note o di accordi. In pratica l'intavolatura è un sistema grafico legato strettamente a un determinato strumento e funzionante solo su quello. Questo sistema ha enormi vantaggi ed è molto più funzionale della normale notazione, soprattutto per la lettura dei brani polifonici: non occorre conoscere la reale intonazione dello strumento che si sta suonando e non esistono problemi nel suonare le alterazioni accidentali che sono tutte ovviamente annotate.
Per quanto riguarda gli strumenti a corda, erano in uso vari tipi di intavolatura.4 Esse possono essere suddivise a grandi linee in tre tipi, l'intavolatura italiana, la tedesca e la francese.
Il tipo italiano, così come quello francese, segnava sulla carta un certo numero di righe, poste come un rigo musicale, che indicavano le corde dei liuto, della viola da gamba, o di un altro strumento; su ognuna delle righe erano annotati i simboli che indicavano il tasto da premere. Tra i due sistemi esistevano però delle differenze: nell'intavolatura italiana lo strumento era visto «a specchio», cioè la corda più acuta era la più bassa sulla carta, in quella francese avveniva il contrario. A questo proposito scrive Mersenne:
Bisogna notare che gli italiani cominciano a contare i cori delle corde dalla più grossa, in modo tale che finiscono col cantino, dal quale invece noi partiamo, altrimenti non si potrebbero comprendere le loro intavolature.5
Gli italiani indicavano i tasti con numeri progressivi: «0» indicava la corda vuota, «1» il primo tasto e così via; i francesi usavano invece le lettere dell'alfabeto, usando la «a» per indicare la corda vuota e le altre a seguire. Il ritmo del brano era segnato al di sopra del sistema, mediante valori mensurali o più comunemente con staffe a imitazione delle gambette delle note. Se la staffa non veniva ripetuta, significava che il valore ritmico rimaneva invariato fino all'apparire di una staffa diversa.
L'intavolatura tedesca aveva un'organizzazione del tutto differente dalle due precedenti; il primo a parlarne diffusamente è Virdung (1511), sebbene essa fosse in uso in Germania da almeno cinquant'anni. Esiste infatti una raccolta manoscritta, il Konigsteiner Liederbuch (1470 ca.) – attualmente conservata nella biblioteca di Berlino – che riporta quattro brani annotati in intavolatura tedesca scritti per uno strumento a cinque cori.6
Il sistema tedesco è puramente simbolico, non legato alla raffigurazione dello strumento che accomuna l'intavolatura italiana e la francese; ogni suono producibile è indicato da un simbolo grafico unico: le corde vuote sono simbolizzate da un numero progressivo dal grave verso l'acuto (1, 2, 3, 4, 5) e ogni tasto è indicato con lettere diverse, che non si ripetono mai due volte. In questo modo la notazione consiste solo in una successione di simboli grafici che vengono annotati in colonna quando più suoni vanno prodotti contemporaneamente. Il ritmo è dato dalla notazione a staffa, ma a differenza dell'intavolatura italiana l'indicazione è ripetuta per ogni valore.
Il sistema tedesco è più difficile da memorizzare, ma una volta imparato è di lettura molto agevole. La sua concezione, così avulsa dal fatto «visivo», è una prova a favore dell'attribuzione da parte di Virdung della sua invenzione al musicista cieco Conrad Paumann (1415 ? – 1473), nato a Norimberga e naturalizzato a Monaco. Virdung ipotizza che il liuto per il quale era stata concepita l'intavolatura tedesca non avesse più di undici corde, distribuite su cinque cori, mentre al suo tempo era già di uso normale lo strumento a sei cori. Infatti il simbolo della corda più grave è stato sicuramente aggiunto in seguito.
A questa struttura di base, i vari autori aggiungevano nelle loro intavolature altre indicazioni utili per l'esecutore: per esempio potevano essere notate le dita da utilizzare nel pizzicare le corde, oppure il verso delle arcate nelle composizioni per viola.
Quando incominciò a prendere piede la tecnica di suonare la chitarra per accordi «strappati», quella che gli spagnoli chiamavano rasgueado, fu inventato un sistema di notazione che indicava con delle lettere gli accordi pieni da suonare ritmicamente. Una serie di linee verticali poste sotto o sopra una lunga linea orizzontale indicava la direzione delle «strappate», e a queste si aggiungeva la solita annotazione a staffa.7 L'intavolatura per chitarra strappata fu usata per la prima volta in una pubblicazione del 1586 intitolata Guitarra Espanola y Vandola di Juan Carlos y Amat; venne ripresa durante il XVII sec. dagli italiani e denominata «alfabeto per chitarra spagnola».
| ← | 7.2. I gruppi di «pifferi» e di tromboni | immagini | 8.1. L'arpa | → |
1. Kämper (1976), p. 64. [torna al testo]
2. Kämper (1976), p. 95. [torna al testo]
3. Cit. da Harwood (1974), p. 244. [torna al testo]
4. Erano in uso, specialmente in Germania nel XV sec. e agli inizi del XVI, anche intavolature per strumenti a tastiera. Occasionalmente si usarono intavolature per strumenti a fiato, ma solo a fini didattici. [torna al testo]
5. Cit. da Lippi (1984), p. 20. [torna al testo]
6. Meyer (1980), p. 125. [torna al testo]
7. Tyler (1975), p. 344. [torna al testo]