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Sempre nella famiglia dell'arpa si colloca il salterio, a cui Virdung e Agricola danno una forma triangolare, su cui sono tese ben venticinque corde intonate diatonicamente da Fa1 a Sib4. Il trattatista di Praga Paulus Paulirinus (1460 ca.) ci dice che
il psalterium è uno strumento di forma triangolare e certe volte quadrangolare alla maniera del clavicimbalum […] è suonato mediante una penna tenuta in mano, come la cithara.15
Si trattava dunque di uno strumento formato da una cassa armonica larga e piatta su cui era teso un certo numero di corde da pizzicare a vuoto. La relazione con il clavicembalo e con la citara farebbe supporre l'uso di corde di metallo. Secondo Sachs, invece, di solito il salterio aveva le corde di budello, mentre il dulcimer o Hackbrett ne sarebbe la versione a corde di metallo.
Anche questo secondo strumento è raffigurato sia da Virdung che da Agricola: si tratta di una specie di salterio in cui le corde, sicuramente di metallo, vengono percosse mediante due bastoncini appositamente foggiati. Lo strumento ha sei cori doppi di corde suddivise a circa due terzi della loro lunghezza da un ponticello; si ottengono così due segmenti di corda in relazione di quinta. Lo strumento in questo modo è in grado di produrre dodici note.
Il nome latino dello strumento, usato dai trattatisti del Quattrocento, era tympanon, mentre Hackbrett era il nome volgare tedesco e dulcimer quello inglese. Gli italiani lo chiamavano «salterio tedesco».16
Praetorius nella XVIII tavola della Sciagraphia mostra, accanto alle arpe, un Hackebrett praticamente identico ai modelli di un secolo prima. Infine, nella XXXVI tavola, sono visibili tre tipi diversi di salterio: «una specie di Hackebrett che deve essere suonato con le dita» di forma rettangolare; «un cosiddetto liuto, che è derivato dall'arpa»: uno strano strumento con la cassa di liuto su cui sono tese ventidue corde da pizzicare a vuoto, e infine un altro salterio «italiano molto antico», che era suonato con due plettri, visibili nella xilografia.
Date le scarse notizie su questi strumenti, possiamo concludere che il loro ruolo nella musica colta fu marginale nel Rinascimento, limitandosi, probabilmente, all'accompagnamento di melodie vocali popolari. Fu invece nel Medioevo che questo tipo di strumenti ebbe la massima diffusione.
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15. Cit. da Meyer (1980), p. 84. [torna al testo]
16. Sachs (1980), p. 344. [torna al testo]