8.3. Il liuto immagini 8.5. Mandore, mandola e colascione

8.4. Chitarrone, tiorba e arciliuto

Il chitarrone e la tiorba si svilupparono nell'ultimo quarto del XVI sec. dai tentativi di aggiungere dei bassi efficaci al liuto. Con la nascita della monodia accompagnata, specie a opera della Camerata fiorentina, sopraggiunse la necessità di avere a disposizione uno strumento a pizzico che unisse alle caratteristiche positive del liuto, quali la maneggevolezza e il timbro particolarmente adatto all'accompagnamento della voce, una maggiore potenza nei bassi e un suono più prolungato. Entrambi questi problemi potevano essere risolti allungando il diapason delle corde tastate e aggiungendo dei bordoni tesi al di fuori della tastiera, da usarsi come bassi fondamentali.

Nella prefazione alla raccolta di musiche per tiorba e arciliuto delliutista bolognese Piccinini (1653), troviamo notizie dettagliate sull'elaborazione del chitarrone dal liuto. Secondo Piccinini, l'origine del chitarrone va ricercata nella pratica dei liutai bolognesi di costruire liuti molto grandi, che venivano intonati talmente alti…

che la prima corda, non potendo arrivare così alta vi posero invece di quella un'altra corda grossa accordando la un'ottava più bassa, il che riusciva per quell'effetto benissimo, come oggidì ancor si usa.

Questi liuti grandi erano usati originalmente per accompagnare nei consort i liuti più piccoli; poi, negli ultimi decenni del secolo…

cominciando a fiorir il bel cantare parve a quei virtuosi, che questi liuti grandi, per esser così dolci, fossero molto a proposito d'uno che canta, per accompagnamento; ma trovandoli molto più bassi del bisogno loro, furno necessitati fornirli di corde più sottili tirandoli in tuono commodo alla voce. E perché le seconde non potevano arrivare con l'essempio dell'altra corda le accordorno un'ottava più bassa; e così ebbero il loro intento, e questo fu il principio della tiorba, ovvero chitarrone.

Dalle affermazioni di Piccinini, che ci sembrano degne di fede, dato che provengono da un musicista che fu al centro degli avvenimenti che portarono alla creazione dei nuovi strumenti, apprendiamo quindi che il chitarrone in origine non aveva corde di bordone, ma era semplicemente un liuto basso, probabilmente intonato originalmente in re, riaccordato in sol o in la. La maggiore tensione delle corde e il loro diapason più lungo facevano sì che il suono fosse più potente di quello di un liuto normale, ma non permettevano alle due corde più acute di essere in tono, ed esse venivano quindi accordate un'ottava sotto dell'ordinario. L'accordatura di un chitarrone a sei cori era dunque:

Questo tipo di accordatura non provocava alcun inconveniente, perché ciò che si richiedeva allo strumento era solo la capacità di eseguire un accompagnamento armonico alla voce, senza nessuna velleità solistica. Questo non impedì comunque che nel XVII sec. ci fosse una notevole produzione di musiche a solo per la tiorba o chitarrone; di queste musiche Piccinini fu uno dei massimi compositori:

Fuori poi dell'occasione del cantare, nissuno suinava di chitarrone: ma quando io feci poi fare la tratta alli contrabassi, molti virtuosi invaghendosi di quella armonia e commo da varietà di corde, cominciorno a cercar maniera (nonostante l'imperfettione che apportava loro quella prima e seconda corda un'ottava bassa accordate) di dilettare ancora col suono solo; nel che essercitandosi alcuni in poco tempo riuscirono molto eccellenti; e quindi il chitarrone cominciò il suo grido.

Il collegamento tra il nuovo strumento e la Camerata fiorentina è attestato da molte testimonianze. Piccinini stesso afferma che il cantante e compositore Giulio Caccini, esponente di spicco della Camerata, si accompagnava nel canto con un «chitarrone d'avorio accomodato in quella maniera medesima ch'io ho detto di sopra». Ed ancora nella descrizione degli Intermedi fiorentini del 1589, Cristoforo Malvezzi dice che Jacopo Peri (un altro esponente della Camerata) cantava accompagnandosi «con maravigliosa arte sopra del chitarrone».32

Non sappiamo di preciso quando allo strumento furono aggiunti i bordoni, ma probabilmente questo avvenne prima della fine del XVI sec.33

Un problema che non sembra avere una risposta definitiva è quale differenza vi sia tra il chitarrone e la tiorba. Secondo alcuni autori (tra cui Piccinini) i due termini sono sinonimi, mentre Praetorius (1619) mostra due strumenti ben distinti, chiamandoli rispettivamente «Lang Romanische Theorba: Chitarron» e «Paduanische Theorba». La tiorba romana o chitarrone aveva sei corde tastate con un diapason di circa 90 cm, mentre gli otto bordoni, tirati sulla lunga tratta supplementare del manico, raggiungevano la lunghezza di 178 cm ca., per un'altezza complessiva dello strumento di 2 metri. La tiorba padovana aveva le dimensioni della cassa molto maggiori, e otto corde sul manico lunghe 96 cm ca., mentre i bordoni raggiungevano solo i 133 cm di lunghezza.

Entrambi gli strumenti avevano tutti i cori singoli e la classica intonazione rientrante delle prime due corde. Sempre secondo Praetorius, alcune tiorbe montavano corde di budello, altre di metallo; Piccinini parla dell'utilizzazione delle corde di metallo per il chitarrone come di un'usanza bolognese, e la consiglia, perché «rende armonia molto suave e apporta leggiadra novità all'orecchio».

1. Tiorba romana o chitarrone. 2. Tiorba padovana.

Confrontando le proporzioni dei due strumenti illustrati da Praetorius e ricordando il discorso sull'origine del chitarrone di Piccinini, si può pensare che la tiorba padovana, con la sua grande cassa e il lungo diapason delle corde tastate, derivi dal liuto basso, mentre la tiorba romana sarebbe uno strumento evolutosi dal normale liuto. Poichè originariamente il chitarrone non aveva i bordoni, forse il termine «tiorba» fu attribuito a uno strumento con la stessa accordatura del chitarrone, ma dotato di corde fuori dalla tastiera.34 Questo spiegherebbe l'uso dell'aggettivo «attiorbato» attribuito, nel corso del XVII sec., al liuto tradizionale munito di bordoni.

Il primo libro de madrigali di Salomon Rossi, stampato a Venezia nel 1600, è la prima fonte che preveda l'utilizzazione di un chitarrone munito di bordoni.

Oltre alla testimonianza di Praetorius, non esistono fonti che argomentino una distinzione tra la tiorba e il chitarrone: quest'ultimo termine fu usato per l'ultima volta da Maurizio Cazzati nel 1653,35 venendo gradualmente sostituito dalla parola tiorba.

Sebbene Praetorius consideri lo strumento troppo scomodo, a causa della notevole distanza tra i tasti, per essere usato solisticamente, nel '600 le stampe di intavolature solisti che per il chitarrone o la tiorba furono numerose. Ne fu autore principale Johannes Hieronimus Kapsberger, detto Giovanni Geronimo tedesco della tiorba, che pubblicò tra il 1604 e il 1640, tra Venezia e Roma, sette libri di intavolature per chitarrone solista o per canto e chitarrone. Oltre al già citato Piccinini, vogliamo ricordare il modenese Bellerofonte Castaldi, autore di una raccolta di Capricci a due strumenti (1655) da sonarsi con la tiorba e con il tiorbino, strumento intonato un'ottava sopra della tiorba.36 Uno strumento del genere è conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna con il numero di catalogo C.50: è di fattura italiana del XVII sec., e monta cinque cori doppi sulla tastiera e quattro cori doppi più due corde singole nei bordoni. È lungo in totale 81 cm.37

La vera ragion d'essere della tiorba, che ne assicurò la fortuna fino al XVIII sec. inoltrato, era la realizzazione del basso continuo, sia da sola, specialmente nell'accompagnamento di un singolo cantante, che come rinforzo di gruppi strumentali misti, formati principalmente da clavicembalo o organo accompagnati da arpe, liuti, citare, lire da gamba e altri simili strumenti polifonici. Agazzari (1607) considera la tiorba tra gli strumenti principali nell'esecuzione del basso continuo:

La tiorba poi, co' le sue piene e dolci consonanze, accresce molto la melodia, ripercotendo e passeggiando leggiadramente i suoi bordoni, particolar eccellenza di questo stromento, con trilli e accenti muti fatti con la mano di sotto.

Sempre verso la fine del XVI sec. fu elaborato un altro strumento detto «arciliuto» o «liuto attiorbato». È ancora Piccinini a parlarcene:

Dove ho nominato il liuto, ho voluto intendere ancor dell'arciliuto per non dire, come molti dicono, liuto attiorbato, come se l'inventione fosse cavata dalla tiorba, o chitarrone, per dir meglio; il che è falso e lo so io, come quello che sono stato l'inventore di questi arciliuti.

In che cosa si distingueva l'arciliuto dalla tiorba? Principalmente nel fatto che i cori sul manico erano accordati per quarte con una terza centrale, come nel liuto normale: di conseguenza il suo diapason non differiva da quello dei liuti tradizionali. In comune con la tiorba e il chitarrone, l'arciliuto aveva i lunghi bordoni, tesi al di fuori della tastiera.

Praetorius lo chiama «liuto con prolunga o Testudo Theorbata». I sei cori tastati erano tutti doppi, intonati in sol, con un diapason di 78 cm ca.; a questi si aggiungevano 8 bordoni singoli, intonati in scala, di 110 cm di lunghezza.

Dopo i primi anni del '600, il termine «liuto» e suoi corrispondenti nelle altre lingue europee, indicarono sempre l'arciliuto.38 Verso il 1680, con l'invenzione delle corde ricoperte di metallo, l'arciliuto riconquistò il predominio sulla tiorba, sia nell'esecuzione dei bassi continui che nella musica solistica.

8.3. Il liuto immagini 8.5. Mandore, mandola e colascione

Note

32. Cfr. Spencer (1976), p. 419. [torna al testo]

33. Cfr. Spencer (1976), p. 408. [torna al testo]

34. Cfr. Spencer (1976), p. 408. [torna al testo]

35. Cfr. Spencer (1976), p. 410. [torna al testo]

36. Cfr. Spencer (1976), p. 410. [torna al testo]

37. Schlosser (1920), p. 57. [torna al testo]

38. Cfr. Spencer (1976), p. 414. [torna al testo]