8.6. La vihuela immagini 8.8. La citara

8.7. La chitarra

Le origini della chitarra non sono affatto chiare. A questo contribuiscono vari fattori: quello decisivo è probabimente l'estrema confusione nella terminologia, per cui uno stesso vocabolo indica strumenti diversi in diversi periodi e luoghi; oppure nomi differenti sono attribuiti allo stesso strumento nel corso della sua storia.

I termini Quintern (tedesco), guiterre (francese), gittern (inglese) sono riferiti per esempio in alcuni contesti alla citara o alla mandola, in altri, specialmente nel corso del XVI sec., alla chitarra. Se in Inghilterra, nel Medioevo, la gittern era sicuramente la citara, nell'inventario di Enrico VIII (1547) è menzionata una giteron che è molto probabilmente una chitarra a quattro cori.70 D'altro canto la stessa parola «chitarra» ha origini non chiare: secondo Munrow deriverebbe dal greco kìthara,71 un termine che nel mondo classico indicava uno strumento senza manico, in cui le corde (sette o poche di più) erano sempre pizzicate a vuoto, ma che nel Rinascimento, oltre che la parola chitarra, avrebbe generato i termini chitarrone e citara.

Sebbene la storia rinascimentale della chitarra inizi ufficialmente in Spagna, dove furono pubblicate le prime musiche per questo strumento, ne possiamo rintracciare due vaghe testimonianze quattrocentesche in Italia. Nel 1441, un documento della corte estense riferisce di un emissario ducale mandato «a Vinegia a comprare corde di chitarrino»: il termine chitarrino forse qui sta a indicare una citara. La seconda testimonianza è molto più interessante: in una tarsia dei camerini di Isabella d'Este (seconda metà del XV sec.), nel palazzo duca le di Mantova, è raffigurato uno strumento che potrebbe essere benissimo una chitarra di piccole dimensioni. Il cavigliere, sormontato da una testa di animale (un cavallo?), rafforzerebbe questa ipotesi, visto che le chitarre francesi del XVI sec. avevano spesso scolpite in cima al manico teste di animali. Lo strumento della tarsia monta dieci tasti di minugia, ha le fasce laterali molto basse ed è munito di sette piroli. Il ponticello è fissato direttamente alla tavola armonica e funge anche da cordiera. Al centro della tavola è traforata una rosetta, alla maniera del liuto. Queste caratteristiche erano comuni nelle chitarre del primo Rinascimento, almeno a giudicare dalle immagini e dalle notizie tramandateci dai trattatisti, perché purtroppo, come per la vihuela, gli esemplari sopravvissuti di chitarra sono pochissimi; si tratta di due strumenti, entrambi della seconda metà del XVI sec., e già a cinque cori.

Le prime musiche per chitarra furono pubblicate nella raccolta Tres libros de musica en cifra para vihuela (Siviglia 1546) dello spagnolo Alonso Mudarra. Oltre agli innumerevoli brani per vihuela a sei cori, la raccolta comprende anche quattro fantasie, una pavana e un'arrangiamento della nota canzone O guardame las vacas, tutte per «guitarra» a quattro cori.72 Il fatto che le musiche per chitarra siano presentate in una raccolta per vihuela sottolinea lo stretto legame tra i due strumenti.

Per Bermudo (1555), infatti, la chitarra è uno strumento simile alla vihuela ma «mas corto», e dotato generalmente di soli quattro cori. Anche la sua accordatura è simile a quella della più nobile sorella: levate a una vihuela il primo e l'ultimo coro e avrete una chitarra.

Il raddoppio all'ottava del coro più grave sta a indicare che il diapason dello strumento era troppo corto perché la corda grossa avesse una buona risonanza: di qui la necessità di arricchirne il timbro con una corda all'ottava superiore. Questo provoca quella che i teorici chiamavano l'«imperfezione» dello strumento, cioè la mancanza di bassi autentici. Queste accordature «rientranti», in cui le corde gravi sono più acute delle corde medie, erano comuni appunto agli strumenti di piccole dimensioni, e vedremo infatti che saranno una prerogativa della citara.

Oltre alla precedente accordatura, detta del «Temple nuevos», Bermudo ne mostra un'altra (del «Temple viejos") in cui il quarto coro è intonato in fa. Entrambe queste accordature sono usate nelle musiche di Mudarra. Nella prima metà del XVI sec. furono pubblicate anche in Italia delle musiche per chitarra, ma si trattò di un caso isolato e bisognerà aspettare gli anni ottanta del secolo perché si vedano altre musiche italiane per questo strumento. Nella raccolta liutistica Opera intitolata Contina: Libro decimo (1549) di Melchiore de Barberiis, sono contenute quattro «Fantasias» per «Chitara a sette corde».73 Cioè uno strumento a quattro cori con il cantino singolo come il liuto.

Tutte le musiche pubblicate per chitarra a quattro cori nel XVI sec., a esclusione di quelle già citate, sono francesi. Evidentemente in questo paese la popolarità dello strumento dovette essere enorme, visto che si contano almeno quindici raccolte strumentali per la guiterne, la maggioranza delle quali è da attribuire agli editori Adrian Le Roy e Simon Gorlier. Il repertorio consiste di fantasie, danze e canzoni arrangiate per chitarra sola, e anche di musiche per consort misti, nei quali la chitarra assume il ruolo principale, nonché musica vocale con l'accompagnamento di chitarra.74 Gli strumenti xilografati nelle pagine introduttive di queste raccolte sono tutti a sette corde (distribuite su quattro cori) e hanno otto tasti. La musica è ovviamente sempre scritta in intavolatura.

Anche il napoletano Cerreto (1601) descrive una «Chitarra a sette corde, detta Bordelletto alla Taliana». L'accordatura ha gli stessi intervalli della «Temple viejos» di Bermudo, ma un tono sopra. È anche scomparsa la corda più bassa del quarto coro, per cui è il terzo a essere il più grave.

Con questo tipo di intonazione rientrante, lo strumento è ancora più imperfetto «tuttavia volendosi intavolare, potrassi trasportare le notule gravi per ottava, o quintadecima alta». Nell'intavolatura che Cerreto propone come esempio è prevista un'esecuzione pizzicata, liutistica, per condurre polifonicamente le quattro parti, ma la vera tecnica chitarristica che ormai da vent'anni aveva preso piede, era quella «strappata» (rasgueado), che consisteva nel produrre una successione di accordi pieni condotti ritmicamente, per i quali era prevista una speciale annotazione, detta «alfabeto per la chitarra», che faceva corrispondere a una lettera o a un numero un accordo ben preciso.

Le prime musiche che prevedono un'esecuzione «strappata», furono pubblicate in Spagna nel 1584 da Juan Carlos y Amat; questa prima edizione è andata purtroppo perduta, e noi conosciamo quest'opera solo tramite le ristampe del XVII sec.75 Lo strumento che Amat chiama «Guitarra Española» ha cinque cori e, sebbene i due più gravi siano raddoppiati all'ottava, la loro accordatura è sostanzialmente identica a quella di una moderna chitarra mancante del sesto coro.

La chitarra costruita da Belchior Diaz nel 1581 e attualmente conservata al Royal College of Music è appunto uno strumento a cinque cori. È di dimensioni molto più contenute di una moderna chitarra, sebbene i modelli a quattro cori dovessero essere ancora più piccoli. Il suo diapason misura meno di 60 cm e le fasce laterali sono basse, ma non tanto quanto quelle della vihuela parigina. Il fondo dello strumento è bombato, costituito da listelli di legno incollati, come in un liuto. La cassa in proporzione è di dimensioni molto più contenute di quelle di una chitarra moderna.

La tecnica del rasgueado divenne talmente popolare nel corso del XVII sec. in tutta Europa, da relegare gli altri strumenti pizzicati, quali il liuto, la citara e la più piccola chitarra a quattro cori in una posizione di secondo piano, almeno nei favori popolari.

Certamente i cultori di musica più raffinati ed esigenti continuarono ugualmente ad apprezzare la condotta polifonica delle parti nell'esecuzione di un buon liutista o vihuelista. Per esempio nel dizionario di lingua spagnola Tesoro de la lengua castellana o española (Madrid 1611) di Sebastian Covarrubias Orosco, è riportata una fiera, quanto impotente, presa di posizione a favore della vihuela e contro la chitarra:

Fino ai nostri tempi questo strumento [= la vihuela] è stato in grande stima e ha avuto i migliori musicisti, ma dopo l'invenzione della chitarra, molto pochi si sono dedicati allo studio della vihuela. È stata una grave perdita, poiché tutti i tipi di musica notata erano suonati su di essa, ed ora la chitarra non è niente di più che un campanaccio; così facile da suonare, specialmente nel rasgado, che non c'è un garzone di stalla che non sia musicista sulla chitarra.76

E ancora, alla metà del XVII sec. scrive l'olandese Costantijn Huygens:77

Gautier mi raccontò di aver suonato sul suo eccellente liuto per due ore nella camera del re a Madrid. I Grandi di Spagna dissero che era un vero peccato che egli non suonasse la chitarra: al che fu tentato di spaccare il suo liuto sulla loro testa.78

Praetorius (1619) non sembra conoscesse la nuova chitarra spagnola; parla solo della Quinterna o Chiterna, che…

è uno strumento a quattro cori intonati come la più antica accordatura del liuto. Non ha però un fondo panciuto, ma è piuttosto piatta come una Bandoer, e spessa al massimo due o tre dita […] Alcune hanno cinque cori e in Italia sono suonate da Ziarlatani e Salt'in banco (che sono come i nostri pagliacci e commedianti), che cantano le loro Villanellen e altre strambe canzoni. Tuttavia i buoni cantanti possono eseguire con esse canzoni raffinate e piacevoli.

Accordature della Quinterna secondo Praetorius.

La Quinterna raffigurata nella XVI tavola del Theatrum instrumentorum ha un diapason di poco meno di 60 cm, per una lunghezza di 93 cm ca.; è munita di otto tasti e sembra avere sei cori di corde, dei quali il più acuto è singolo.

Nonostante l'accordatura di Amat fosse la più usata nei secoli XVII e XVIII sulla chitarra spagnola, ancora nella metà del '600 alcune raccolte di musiche furono espressamente scritte per un'accordatura rientrante, sia per la chitarra a quattro cori che per quella a cinque, simile a quella proposta da Cerreto.

Mersenne (1636) prescrive la seguente accordatura per la chitarra a cinque cori:

Il francese ci fa notare che il quinto coro «è più alto di un tono del terzo: il che è una caratteristica dell'accordatura della chitarra».

Il paragrafo sulla chitarra dell'Harmonie Universelle è quasi completamente dedicato a illustrare l'alfabeto armonico, citando come valenti compositori di musiche per chitarra gli italiani Piero Millioni e Ambrogio Colonna. Mersenne ci spiega che l'alfabeto per chitarra spagnolo si differenzia dall'italiano per l'uso dei numeri al posto delle lettere maiuscole per indicare il tipo di accordo.

L'alfabeto armonico è basato su quindici accordi differenti, marcati dalle prime quattordici lettere maiuscole dell'alfabeto più il segno «+».

Il ritmo è segnato con stanghette verticali che indicano le «strappate»: quando esse sono poste sotto la riga orizzontale il colpo deve essere dato dall'alto in basso, al contrario se le stanghette sono poste sopra la riga. In Italia la chitarra spagnola ebbe un ottimo successo fin dalla prima metà del XVII sec.: oltre agli autori citati da Mersenne, sono da ricordare Angiolo Michele Bartolotti, Carlo Calvi, Antonio Carbonchi, Giovanni Battista Granata, Stefano Pessori e Giovanni Paolo Foscarini.79 Quest'ultimo, in particolare, va menzionato per la sua Intavolatura di chitarra spagnola: Libro secondo (1659), in cui, oltre alle musiche scritte in alfabeto, ripropose lo stile pizzicato polifonico, presentando brani sia nell'uno che nell'altro sistema e soprattutto utilizzando un'intavolatura mista che divenne la più usata nel corso del secolo.80

Verso la metà del '600 divenne relativamente comune un'altro tipo di chitarra, detta «battente». Si differenziava dalla chitarra spagnola per avere i tasti fissi, ottenuti intarsiando delle sbarrette di metallo o di avorio sulla tastiera, e perché il suo ponticello era mobile, tenuto in posizione dalla tensione delle corde. Queste caratteristiche fanno pensare che sullo strumento fossero normalmente montate corde di metallo (ottone o acciaio a bassa tempera). Le cinque chitarre battenti conservate al Kunsthistorisches Museum di Vienna sono tutte predisposte per cinque cori doppi e hanno un numero di tasti variabile da sei a nove.81 Questo strumento era probabilmente suonato ad accordi pieni, mediante l'uso del plettro.

8.6. La vihuela immagini 8.8. La citara

Note

70. Munrow (1976), p. 84. [torna al testo]

71. Munrow (1976), p. 84. [torna al testo]

72. Tyler (1975), p. 343. [torna al testo]

73. Tyler (1975), p. 343. [torna al testo]

74. Tyler (1975), p. 343. [torna al testo]

75. Tyler (1975), p. 344. [torna al testo]

76. Cit. da Gill (1981a), p. 455. [torna al testo]

77. Si tratta di Jacques Gautier (? - 1660 ca.), famoso liutista francese, detto anche Gautier d'Angleterre. [torna al testo]

78. Gill (1981a), p. 455. [torna al testo]

79. Tyler (1975), p. 345. [torna al testo]

80. Tyler (1975), p. 345. [torna al testo]

81. Schlosser (1920), pp. 57 sg. [torna al testo]