9.3. La lira da braccio e da gamba immagini 9.5. La ghironda

9.4. La tromba marina

Già nel 1511 Virdung definiva la tromba marina (Trumscheit) desueta; nonostante le sue affermazioni lo strumento rimase presente nella cultura musicale almeno fino al XVIII sec., seppure con un ruolo molto marginale. La prima testimonianza di questo singolare strumento è una scultura del XII sec.:46 in essa la tromba marina mostra già la sua struttura classica, costituita da una lunga e stretta piramide di legno a base triangolare su cui è tesa, in corrispondenza di una delle tre facce, un'unica lunga corda di budello, che in origine veniva semplicemente pizzicata.

Nel corso del XV sec. lo strumento assunse l'assetto che rimase poi invariato per circa tre secoli; gli venne aggiunta una seconda corda di lunghezza inferiore di fianco alla prima e fu introdotto l'uso dell'arco. La particolare tecnica della tromba marina prevede che l'archetto sia sfregato presso l'estremità superiore delle corde, vicino ai piroli, mentre il suonatore, con il pollice della mano sinistra, sfiora la corda al di sotto di esso, in corrispondenza dei punti in cui risuonano gli armonici naturali. Probabilmente il termine tromba derivò proprio dall'analogia con lo strumento a fiato, che utilizza anch'esso solo gli armonici naturali.

Non è affatto chiaro, invece, che cosa significhi l'aggettivo «marina»: l'ipotesi più plausibile lo collegherebbe a «mariana» (di Maria), che farebbe pensare a un'utilizzazione di questo strumento nell'accompagnamento dei canti liturgici, soprattutto nei conventi femminili. Quest'ipotesi sarebbe suffragata dal fatto che la tromba marina è esclusivamente raffigurata in quadri di soggetto sacro e in mano ad angeli. Altri nomi significativi sono i tedeschi Nonnentrompete (tromba delle monache), Nonnengeige (viola delle monache) e Marientrompete (tromba di Maria).47

Nella prima metà del XVI sec. allo strumento fu aggiunto un effetto particolare che arricchì il suo timbro di vibrazioni percussive e che ne divennne la caratteristica principale. Le due corde furono tese su ponticelli asimmetrici: uno dei due piedi era largo e massiccio, mentre l'altro, più sottile e più corto, poggiava su una piastra di ebano o di metallo (rame o ottone ).48 Il suono della corda metteva in vibrazione questo sistema instabile, che aggiungeva un particolare timbro ronzante alle note prodotte.

Il primo a parlare di questo particolare effetto fu il teorico svizzero Glareano nel suo trattato Dodecachordon (1547).

Antonio Vivaldi, quando nomina tra gli altri strumenti previsti per il suo concerto in do maggiore RV 558 anche due violini «in tromba marina»49 si riferiva o a un qualche effetto percussivo del ponticello (che però non penso sarebbe facile da riprodurre sul violino), o più probabilmente all'uso dei suoni armonici, ottenuti sfiorando appena le corde con le dita della mano sinistra, secondo la pratica corrente anche nella musica moderna e che fu prevista per la prima volta nelle sonate per violino Les sons harmoniques (1735) di Jean de Mondoville.50

Nel XVIII sec., in Francia, alla tromba marina furono aggiunte all'interno della cassa alcune corde di risonanza: questa elaborazione venne chiamata trompette marine organisée.51

9.3. La lira da braccio e da gamba immagini 9.5. La ghironda

Note

46. Munrow (1976), p. 30.  [torna al testo]

47. Baines (1983), p. 146.  [torna al testo]

48. Munrow (1976), p. 30.  [torna al testo]

49. Cfr. Agostino Girard e Giancarlo Rostirolla «Catalogo delle opere di Antonio Vivaldi», Nuova rivista musicale italiana XIII, n. 1 (gennaio/marzo 1979), p. 256.  [torna al testo]

50. Cfr. Selfridge-Field (1978), p. 10.  [torna al testo]

51. Sachs (1980), p. 343.  [torna al testo]