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9.5. La ghironda

Fin dal basso Medioevo esistevano degli strumenti a corda sfregata che non utilizzavano un archetto munito di crini per mettere in vibrazione le corde, bensì un disco di legno azionato da una manovella; erano quindi in grado di creare un suono continuo. Ovviamente questi strumenti erano muniti di cassa di risonanza e di sistemi, in certi casi molto complessi, per tastare le corde.

Lo strumento più antico di questa specie è l'organistrum, di cui abbiamo le prime notizie nel trattato Quomodo organistrum construatur, redatto dal teorico francese Oddone da Cluny (879-942). Purtroppo l'interesse di Oddone è completamente rivolto ai problemi teorici di suddivisione degli intervalli musicali nelle corde, per cui il suo trattato non ci è di nessuna utilità pratica per capire la struttura dell'organistrum. Secondo Sachs, l'unica conclusione che possiamo trarre dal trattato di Oddone è che lo strumento «veniva certamente usato per guidare e sostenere il canto dei monaci».52

La prima raffigurazione di un organistrum risale al XII sec. ed è contenuta in un altorilievo di autore anonimo scolpito nel «Portico de la gloria» della cattedrale di Santiago de Compostela (Spagna).53 Due uomini sostengono sulle ginocchia un lungo e ingombrante strumento: uno di essi gira la manovella collegata al disco di legno che sfrega tre corde contemporaneamente, l'altro aziona le asticelle che determinano l'intonazione delle note. Queste asti celle venivano fatte ruotare su loro stesse dalle mani del suonatore ed erano munite di punte che premevano contro le corde, accorciandole della giusta lunghezza che permetteva di intonare intervalli prestabiliti. Probabilmente queste tre corde erano intonate all'unisono, anche se non è da escludere l'utilizzazione di intervalli di quinta e di ottava.

La sagoma di questo organistrum ricorda da vicino quella di uno strumento ad arco, ma, come Sachs fa notare, le testimonianze dell'esistenza di questo tipo di strumenti sono precedenti a quelle dell'introduzione in Europa dei primi strumenti ad arco. Resta quindi il dubbio che in realtà l'organistrum si sia sviluppato in modo autonomo e che la sua evoluzione non abbia nulla a che vedere con quella delle vielle e delle ribeche.

Dopo il XII sec. l'organistrum venne progressivamente rimpiazzato dall'organo nei monasteri e nelle scuole ecclesiastiche.54 Fu introdotto nella musica profana e di esso si diffusero dei modelli più piccoli, suona bili da una sola persona, ai quali furono aggiunte anche delle corde di bordone, che accompagnavano il canto con un suono fisso. Il nome di questo nuovo strumento era symphonia. Lo scomodo sistema ad asticelle rotanti fu sostituito da tangenti collegate a tasti che fuoriuscivano dalla cassa dello strumento verso il basso, in modo che, molto più razionalmente, era il loro stesso peso, nonché l'elasticità delle corde di budello, a farli ritornare in posizione di riposo dopo essere stati premuti.

Nel Rinascimento, comunque, lo strumento era già considerato desueto e sebbene venga raffigurato in parecchi trattati, il suo uso era limitato unicamente alla musica popolare e in particolar modo era associato ai mendicanti e ai ciechi. In particolare nel Gargantua (1542) di Rabelais, la vielle (ghironda) viene citata in due passi che non lasciano dubbio sulla sua utilizzazione da parte di strumentisti girovaghi: «Un suonatore di ghironda a un angolo di strada raduna più gente di quanto non possa un buon predicatore di Vangelo». E ancora: «e per farli ballare fu affittato un cieco che suonava loro la musica con la sua ghironda».

Virdung (1511) chiama la ghironda Lyra e la classifica tra gli strumenti muniti di tasti (Schlüssel), come i clavicordi, le spinette e gli organi. La sagoma è simile a quella di una viola; sono visibili sette tasti e quattro corde, delle quali forse le due esterne sono semplicemente bordoni. La presenza di soli sette tasti fa intendere che la Lyra possedesse solo gli intervalli diatonici, cosa appunto tipica di alcuni strumenti popolari.

Agricola (1529) ripropone la stessa xilografia del Musica getuscht, aggiungendo però allo strumento altri tre tasti, per un totale di dieci, e chiamandolo Leyer, nome che è attualmente ancora usato in Germania. Accanto a esso è disegnato uno Schlüssel Fidel («violino a tasti»), uno strumento che unisce al meccanismo di tangenti della ghironda l'uso dell'archetto tradizionale. Questo ibrido viene ancora raffigurato da Praetorius tra gli strumenti popolari nella XXII tavola della Sciagraphia (1620), insieme a una viola a quattro corde, con il manico non tastato, munita del classico disco di legno azionato da una manovella della ghironda. Lo Schlüssel Fidel sopravvive tuttora in Svezia, dove è chiamato Nickelfidl.55

L'illustrazione della ghironda riportata da Praetorius è abbastanza accurata da ovviare alla mancanza di qualsiasi spiegazione. Lo strumento, detto nella didascalia Bawren Lyre, è munito di tredici tasti che agiscono su un'unica corda di canto. I bordoni sono tre. Nelle ghironde del XVI sec. il cantino era generalmente intonato in Sol3, mentre i bordoni potevano essere accordati in Do2, Sol2, Do3 oppure in Sol1, Sol2, Re3.56 I cunei che toccavano la corda avevano la possibilità di essere inclinati in modo da intonare ogni singolo tasto nell'ambito di un tono circa potendo così modificare a piacere gli intervalli della scala prodotta. Per esempio si poteva decidere di alzare di un semitono tutti i fa, per suonare in sol maggiore, o di mettere un bemolle in chiave ecc.

Mersenne dedica ben quattro pagine dell'Harmonie Universelle (1636) alla ghironda, lamentando però la scarsa considerazione in cui era tenuta:

Se gli uomini di condizione agiata suonassero normalmente la symphonie che si chiama vielle, essa non sarebbe così disprezzata come è, ma poiché non è suonata che dai poveri, e particolarmente dai ciechi che si guadagnano da vivere con questo strumento, è fatta oggetto di stima meno che gli altri.

La ghironda descritta da Mersenne è munita di due canti e di due bordoni; i canti potevano essere accordati all'unisono o in ottava, così come i bordoni. Sebbene il disegno mostri solo dieci tasti, Mersenne accenna all'esistenza di ghironde con 49 tasti o più.

In Italia, che io sappia, le testimonianze sull'utilizzazione della ghironda sono molto scarse. L'unico accenno a essa che sia riuscito a rintracciare è contenuto nei Trattati di musica di G. Battista Doni (1630-40 ca.). La vielle detta «in Italia da alcuni gironda» è citata come l'«instrumento vile» che in Francia, a volte, accompagna il flauto a tre buchi. Inoltre nell'inventario di casa Medici (1621-2) è menzionata «una ghironda con li sua tasti e corda di minugia e ruota».57

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Note

52. Sachs (1980), p. 317.  [torna al testo]

53. BainesF (1975), p. 34.  [torna al testo]

54. Sachs (1980), p. 318.  [torna al testo]

55. BainesF (1975), p. 34.  [torna al testo]

56. Sachs (1980), p. 320.  [torna al testo]

57. Fabbri (1983), p. 58.  [torna al testo]